
mercoledì 8 febbraio 2017
martedì 6 settembre 2016
Pink sandwich e...fertility day
In redazione l'ansia è palpabile: l'agenzia ha ricevuto l'incarico di una grande campagna d'informazione, un progetto a livello nazionale che viene dritto dritto dal Ministero della Sanità Italiana.
I creativi dello studio, i giornalisti, il capo della sezione, il capo redattore, la segretaria Carlotta ed i fotografi sono pronti per ricevere la commissione dal presidente delle comunicazioni del ministero.
Tutto lo staff tecnico ed artistico è in fibrillazione per la nuova sfida, si attende il tema da sviluppare.
Il Signor Luigi Santo Della Rovere entra in sala accompagnato dalla giovane assistente che porta con eleganza e sensualità una cartellina marrone.
Tutti salutano in coro, lui saluta con un cenno di mano.
I dipendenti e superiori si siedono in un gran rumore di sedie.
-"Grazie a tutti per essere venuti di domenica. Mi spiace per le vostre famiglie ma ho preferito organizzare il meeting oggi stesso, in modo che questa notte sia già prolifera per le vostre idee, visto che la consegna è per martedì."
In sala si leva un lieve rumoreggiare e tra qualche parolaccia che vola una voce si distingue, quella del capo sezione che esclama:
-"È inumano organizzare una campagna in due giorni!"
-"È domenica mattina - risponde il Signor Della Rovere - quindi i giorni sono tre. Ha un grande staff, sono sicuro che riuscirete a fare una campagna formidabile come nel vostro stile. Il budget non deve superare la cifra qui indicata. Niente vip, niente location, solo un paio di modelle. Il resto tutto grafica. Voglio frasi d'impatto, voglio un lavoro pulito e deciso. Voglio il massimo. Voglio che il Ministero sia orgoglioso del lavoro. La mia segretaria vi lascerà la cartella con il tema, io vi saluto. Ho un volo per Maracaibo. E' il compleanno del chiwawa della mia fidanzata, non posso mancare."
In sala i giovani si guardano, salutano alzandosi leggermente dalla sedia, altri sono a bocca aperta, due di loro sono già con le mani nei capelli.
Appena si chiude la porta, un giornalista leggermente infastidito dai tempi e dai modi del Signor Luigi Santo, si alza e esclama a voce alta e tono fantozziano:
-"La campagna del ministero è una gran..."
Fortuna che non fa in tempo a finire la frase: i colleghi gli tappano la bocca, gli intimano di calmarsi.
Il capo redattore prende le redini, calma gli animi e si prepara ad aprire la cartella con il tema.
All'interno però trova solo un foglio con un inchiostro grossolano, un foglio passato via fax dal ministero, dove i caratteri sono quasi illeggibili. Le O sono piene di macchie nere, le E si confondono con le F. Sembra un lettera in braille.
-"Quindi? - esclama un giovane creativo - ditemi che è per l'abuso di alcool, ho già lo slogan pronto!"
-"Ma che dici - dice un altro - per l'abuso di alcool, fumo e droga l'abbiamo fatto 1 anno fa! Speriamo che sia per l'aiuto alla ricerca, che abbiamo già delle foto di stock pronte."
Il redattore fatica a leggere:
-"Ehm, sembra ci sia scritto... Rettily Day."
-"Ma che significa? - tuona il fotografo - dammi 'sto foglio, fai vedere a me."
-"Beh no, questa senza dubbio è una F, quindi sarà Feticci Day. Forse qualcosa di sado-maso."
-"Ma che state dicendo ragazzi? Abbiamo pochissimo tempo e lo stiamo usando per decifrare questo stupido fax, dai a me!" esclama il giornalista.
-"Mmmh dunque, sulla F siamo tutti d'accordo. Il resto potrebbe essere Fateli? Fateli Day?
-"Ma fateli cosa? Ma non si può chiamare il ministero per avere delucidazioni?"
-"Ah sì? Di domenica mattina? Pensi che ti risponda qualcuno?"
Nel brusìo e nervosismo generale Carlotta riceve in mano il foglio e dopo averlo osservato in silenzio sentenzia, calma:
-"Per me è Fertility. Fertility Day! Secondo me la Lorenzin vuole fare un po' la paternale a queste coppie pigre di oggi, ricordare che l'orologio biologico esiste, che non si deve ignorare! E magari parlare di prevenzione, di situazione demografica, delle malattie sessualmente trasmissibili..."
Gli uomini della sala si guardano in silenzio annuendo.
-Ma certo!! Grazie Carlotta, è Fertility Day!"
Tra bicchieri d'acqua e tablet, finalmente l'aria si distende. Si sente un mormorìo leggero, qualche risata sollevata, un creativo batte le mani, il fotografo si congratula con la segretaria.
-"Iniziamo subito ragazzi! Voglio immagini chiare, cartoline a go-go, tanti slogan ad effetto, caratteri cubitali in bianco e rosso. Carlotta, tu fissa una modella ed uno studio fotografico."
-" Ma è domenica!"
- "Ah già. Ok, allora chiama la nipote della concierge. E' carina ed andrà più che bene. Fai fare spazio nella sala colazioni che ci facciamo il set, tanto lo sfondo lo lavoriamo dopo con Photoshop! Avanti, al lavoro!"
Italia, mercoledì ore 8,00
La nuova campagna Fertility Day viene divulgata in cartaceo ed in tutti i social, con hashtag, siti, foto, slogan. Viene organizzato anche in tutte le piazze per il 22 del mese corrente un evento atto a promuoverla. Vengono coinvolti medici, maestri, dottori e ginecologi. In meno di 48 ore, lo staff intero ha fatto un lavoro enorme, sostenuto grazie ai soldi degli italiani che pero' non reagiscono troppo bene.
Il primo impatto sui social è durissimo e virale: nel giro di 2 ore si scatenano chat, mail di insulti, proteste ed offese.
Le donne in prima fila.
Quelle che vorrebbero un figlio ma che non possono averlo, quelle che potrebbero ma non hanno le possibilità economiche. Quelle che corrono in cantina e rispolverano i cartelloni delle manifestazioni sessantottine "l'utero è mio, e lo gestisco io". Quelle che tristi, schifate, sorprese e basite si ritirano dai commenti, quelle che insoddisfatte dalla loro vita, trovano in questo mercoledì, una bella polemica su cui straparlare su fb, anche se non sanno nemmeno qual è l'argomento.
Maracaibo, mercoledì ore 12,00
In una spiaggia privata, sotto ad un gazebo di lino bianco, il ministro Lorenzin chiacchera amichevolmente con la fidanzata del Signor Luigi Santo quando viene disturbata dalla chiamata di Paolo, il suo braccio destro rimasto in Italia.
-"Uff, scusa ma è il lavoro, risponderò dopo. Insomma cara, ti stavo dicendo, è proprio dopo quell'evento che ho pensato: ma sì! Facciamo una giornata dedicata allo scazzo. Almeno per un giorno voglio essere io a spingere giovani, adulti e perché no, anche gli anziani, a fregarsene per un'intera giornata. Invitarli a bere, fumare e ingozzarsi di Nutella come se non ci fosse un domani. Mi devo rinnovare, devo ringiovanire la mia immagine di ministra della salute! Ho voluto chiamare questa campagna Fottitene Day, che ne dici? Penso proprio che sarà un successone! Vedrai come ti riguadagno punti agli occhi dei giovani!"
Il telefono risuona, questa volta senza alcuna intenzione di smettere.
-"Ao', Paoli', chevvoi? Hai rotto erca'. So' in vacanza, che rompi?"
Dall'altra del parte del mondo, la voce del braccio destro:
-"A Beatri', è successo un casino. Vedi di veni' che qui so' cazzi."
Per 4 panini
200 g farina
5 g sale
2 g lievito secco
100 g di barbabietola già cotta
40 g circa acqua
1 cucchiaio di semi di chia
insalata riccia
caprino
noci
In una grande ciotola, mettete la farina, il lievito, il sale e i semi. Aggiungete la barbabietola cotta, sbucciata e frullata. Unire l'acqua fino ad ottenere un impasto un po' appiccicoso. Aggiungere un cucchiaio d'olio e coprire a campana per 1 ora. Praticare delle pieghe S&F e coprire ancora a campana. Continuare ogni ora (circa 3-4) fino al raddoppio dell'impasto.
Dividere l'impasto in 4, pirlarli per formare dei panini, adagiarli nella leccarda coperta da carta forno e lasciare lievitare fino al raddoppio. Accedere il forno a 180°, spennellare dolcemente la parte superiore dei panini con acqua e cospargere di semi. Cuocere per circa 15 minuti o quando il sopra comincia a dorarsi. Far raffreddare del tutto, tagliare a metà e farcirli con insalata riccia, caprino e noci.
giovedì 2 giugno 2016
Pain garni
Il pain garni, ovvero il pane imbottito, è una simpatica idea per i pi-nic o le gite fuori porta.
Qui, è abbastanza usuale vederli per i buffets, farciti con il prosciutto, i formaggi, pollo o uova sode.
Viene fatto con il pane da tramezzino, oppure viene imbottito con altri panini mignon. Può essere a pagnotta, a baguette o tipo focaccia. Può essere di verdure cotte e crude, di carne o creme.
Io ho fatto una versione italiana con mozzarella e pomodoro ma è chiaro che si presta a numerosissime varianti.
Una nota: di solito si taglia la calotta. Mai fatto: ho sempre tagliato la base solo perche' mi torna meglio.
Libera scelta.
Sappiate però che la mia, è la scelta migliore.
Tzè.
1 pagnotta da 300g Una nota: di solito si taglia la calotta. Mai fatto: ho sempre tagliato la base solo perche' mi torna meglio.
Libera scelta.
Sappiate però che la mia, è la scelta migliore.
Tzè.
2 o 3 pomodori da insalata
insalata
1 o 2 mozzarelle di buona qualità
Tagliare a fette la mozzarella e asciugarla con carta assorbente. Lavare e tagliare i pomodori a fette, e lasciarli un'oretta nello scolapasta con un pò di sale il pepe e l'origano. Tagliare la base del pane ad un paio di centimetri dal fondo (dalla foto si intravede il punto del taglio), svuotarla dalla mollica. Capovolgere il cappello e iniziare a fare gli strati di pomodoro, mozzarella, insalata, carciofini e continuare fino al bordo. Premere per ogni strato, devono essere abbastanza compatti. Chiudere con la base, rovesciare il pane, avvolgerlo bene con la carta stagnola e lasciarlo in frigo per un'oretta.
Tagliare in quarti e servire.
giovedì 7 gennaio 2016
Croque Monsieur Mignon e...coincidenze
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domenica 13 dicembre 2015
Grissini alla paprika
domenica 15 novembre 2015
Noci pecan alla cannella
venerdì 13 novembre 2015
La Cecìna e...il color indaco
Finalmente è arrivato anche il divano nuovo nel mini salottino della mia mini casa. Un divano nuovo di pacca di simil-alcantara vellutata beige. Invidia eh!
Insomma, non fa in tempo ad arrivare a casa che avverto l'adolescente con un drastico monito:
non sederti mai con i jeans sul divano perché l'indaco non va via.
Un pomeriggio torno a casa e Richard è seduto sul divano a leggere un libro. E' in mutande, a torso nudo ma la temperatura è mite e non mi faccio tante domande.
Dopo qualche giorno, entrando, lo trovo con un amico a spippolare il cellulare. Sono entrambi seduti sul divano ed entrambi in mutande. Mi salutano brevemente e riprendono il loro importante lavoro di spippolamento. Vedo i loro pantaloni buttati in un angolo, mi chiedo il perché siano mezzi nudi e mi interrogo sulla nuova generazione senza pudore.
Un'altra manciata di giorni e rientrando da lavoro, mi si presenta davanti una scena da pubblicità di Dolce e Gabbana.
Quattro fusti in mutande, chi mezzo sdraiato e lascivo, chi sopra il bracciolo, chi svaccato, occupano il mio divano mentre giocano con la X Box a calcio.
I jeans che giacciono per terra, le scarpe da ginnastica sparse qua e là.
Sì che sono la madre di uno dei quattro ma questo quadretto a casa mia mi sconvolge un po'.
Non mi succede mica tutti i giorni...
In un primo momento mi batto la mano nella fronte ricordandomi la frase detta a mio figlio sui jeans e comprendo tutto questo nudismo degli ultimi tempi. In un secondo tragico momento si materializza la scena di uno di questi amici che torna a casa e racconta alla propria, che la madre di Richard, obbliga i ragazzi a mettersi in mutande sul divano.
Deglutisco.
La scena seguente è il campanello che suona con polizia e servizi sociali davanti la porta.
Il sipario si chiude con una madre trascinata in questura che urla: l'indaco non va via!
Merenda?
Oggi cecina.
Millemila nomi di questa preparazione, sparsi per tutta Italia. Farinata, calda-calda, torta di ceci, pane e torta, pane e panelle, cecina... si tratta della stessa semplice e banale (e squisita) ricetta, fatta con 3 ingredienti.
Detto questo, mi permetto di dire che dopo una giornata passata al mare (quando ero giovane bella e alta) nella zona dove la compravo io, si chiamava 5 e 5 per l'antica usanza di richiedere 5 lire di torta di ceci e 5 lire di pane.
Mo' son 5 euri.
In ogni caso ricordo che il signore che la vendeva, una volta era molto arrabbiato per via del fatto che durante un controllo sanitario, gli avevano intimato di cambiare i testi, le grandi teglie per cuocere la torta, perché datati e non più lindi. Mi spiego' che è proprio quello il segreto: più il grasso dell'olio ha intaccato la teglia, più la cecina riuscirà perché si staccherà bene e cuocerà come se fosse sopra una carta forno.
E lo ammetto, ho una teglietta che uso solo per la cecina e viene d'incanto. La teglia va pulita raschiandola bene con una paletta, sciacquata con acqua fredda e fatta asciugare. Stop.
Cecina in teglia 21 cm diametro
Dosi
80 g farina di ceci (io uso la Molino Rossetto)
240 g acqua di Livorno (va bene anche quella normale...)
1 cucchiaino raso di sale
3 cucchiai di olio EVO
olio
abbondante pepe
Le dosi sono per una teglia piccola ma la proporzione per eventuali altre misure è sempre di 1 parte di farina e 3 parti di acqua.
Preparazione
Setacciare la farina, aggiungere l'acqua il sale e l'olio. Mescolare velocemente con una frustina e lasciare riposare circa 3/4 ore, rimescolando di tanto in tanto. Oliare molto bene il fondo e i bordi di una teglia, versare il composto e cuocere a temperature caldissime (250° C) nella parte bassa del forno per circa 30 minuti o fino a che noni sarà formata una deliziosa crostini dorata. Mangiare calda, tiepida, fredda con una generosa macinata di pepe.
Dosi
80 g farina di ceci (io uso la Molino Rossetto)
240 g acqua di Livorno (va bene anche quella normale...)
1 cucchiaino raso di sale
3 cucchiai di olio EVO
olio
abbondante pepe
Le dosi sono per una teglia piccola ma la proporzione per eventuali altre misure è sempre di 1 parte di farina e 3 parti di acqua.
Preparazione
Setacciare la farina, aggiungere l'acqua il sale e l'olio. Mescolare velocemente con una frustina e lasciare riposare circa 3/4 ore, rimescolando di tanto in tanto. Oliare molto bene il fondo e i bordi di una teglia, versare il composto e cuocere a temperature caldissime (250° C) nella parte bassa del forno per circa 30 minuti o fino a che noni sarà formata una deliziosa crostini dorata. Mangiare calda, tiepida, fredda con una generosa macinata di pepe.
mercoledì 26 agosto 2015
Taralli di farro all'anice e...l'età è uno stato mentale
Ho festeggiato il mio compleanno da poco.
Ho dovuto.
Ho fatto di tutto per evitarlo ma non ci sono riuscita e anche quest'anno ho cambiato cifra ai miei anni. Tant pis, sembra che l'età sia tutto uno stato mentale e per confermare la frase ho deciso di comprarmi un jeans vita bassa.
Molto bassa. Rasenta-patata. Uno di quelli che stendi le braccia per guardarlo nella sua interezza e ti chiedi: "Maddai, ma veramente un essere umano può entrare dentro questa trappola?"
Ho digiunato 48 ore e bevuto tisane drenanti prima di entrare nel camerino. La mia amica e collega, giura che io possa entrare in una XS, ma non mi promette niente riguardo la copertura integrale delle chiappe. Infilo i gambuli non senza difficoltà, forse avrei dovuto ungere le gambe per una migliore slittata.
Con molta sorpresa arrivo anche all'altezza fianchi e inizio a chiudere i bottoni mignons.
Mi entrano e mi stanno pure bene.
Esco dal camerino tipo RoboCop, il tessuto è ancora rigido ma son figa come mai.
I problemi, bien évident, sono dietro l'angolo e arrivano quando devo allacciarmi le scarpe. Per non parlare del terrore che mi si dipinge in volto quando al supermercato mi cade una banconota per terra. Pur di non chinarmi l'ho guardata schifata come se avessi così tanti soldi da non avere nemmeno la flemma di piegarmi per raccogliere quella caduta.
I pantaloni sono talmente bassi che un errore di calcolo nella depilazione potrebbe essere fatale e la scelta di uno slip deve essere ben ponderata: vita bassa anche esso. Oppure l'omissione, non vedo altra soluzione.
Ma no, non mi interessa, l'età è uno stato mentale, l'età è uno stato mentale, mi ripeto come un mantra e proseguo la mia giornata da giovane donna senza chinarmi mai, senza nemmeno abbassare la testa, senza quasi respirare.
E passando dalle vetrine mi specchio, vedo il mio profilo, quello di una donna che cammina veloce, con la schiena dritta, lo sguardo sofferente di chi è chiusa in gabbia. Una gabbia a vita bassa.
Arrivo a casa e me li tolgo con la stessa liberazione con la quale si toglie il cilicio. Mi infilo una tuta slargata, punto vita ascellare e prendo fiato.
L'età è uno stato mentale? Sì, confermo. Mentale, non fisico.
Me ne sento 30 ma non per questo devo dimostrarne 30.
Tanto lo so, il prossimo anno mi prenderà la smania del piercing al capezzolo, a quel punto non sarà più questione di stato ma di salute mentale...
Per una cinquantina di taralli
(spudoratamente copiata dal blog di Ileana Ribes e Cannella)
250 g farina di farro bianca
75 g vino bianco
75 g olio pugliese
1 cucchiaio di semi di anice (o finocchio)
5 g sale
In una ciotola mescolare la farina con il sale e i semi di anice. Versare il vino, l'olio e lavorare con le mani a lungo per ottenere un impasto omogeneo. Formare una palla e lasciarla riposare, coperta da un panno per circa 20 minuti. Dividerla in pezzetti da 8 grammi, formare una pallina, poi allungatela a circa 5 cm e lasciarle riposare via via, mentre vengono formate le altre. Quando son finite, formare i taralli girandoli ad anello. Accendere il forno a 200°, far bollire una pentola con l'acqua e calarli poco alla volta con l'aiuto di una schiumaiola. Appena vengono a galla, recuperarli, scolarli e adagiarli su carta forno.
Infornare per circa 20 minuti o fino a doratura.
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Antipasti e Fingerfood,
food photography
lunedì 15 dicembre 2014
Eclairs avocado e gamberi
Per 10 éclairs
100 ml acqua
25 ml latte
50 g burro
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaino di sale
75 g farina
2 uova
2 avocadi
20 code di gamberi precotti
sale
paprika in polvere
1 limone
Tagliate a pezzetti il burro e portatelo ad ebollizione con l'acqua, il sale e il latte. Appena bolle, togliete dal fuoco e unite tutta in una volta la farina setacciata. Mescolate bene con una spatola rigida fino a rendere omogeneo il composto. Rimettere sul fuoco per un paio di minuti girando continuamente in modo da farla asciugare. A questo punto, fate raffreddare completamente la palla formata in una ciotola.
Battere brevemente le uova e aggiungerle all'impasto poco alla volta, mescolando bene e aspettando che la prima parte sia stata assorbita prima di versare l'altra. E' possibile che ne avanzi un paio di cucchiai, regolarsi in base alla pasta: non deve assolutamente essere liquida ma si deve ottenere un impasto a nastro spezzato ovvero, facendo cadere la pasta dal cucchiaio di deve formare un nastro che si spezza e forma un triangolo.
Riscaldate il forno a 180°. Imburrate bene la teglia da forno. Mettete il composto nella sac à poche con un beccuccio liscio di 1,5 cm e formare gli éclairs, distanti qualche cm tra loro. Spennellate con molta delicatezza con quel poco di uovo battuto rimasto, schiacciando anche il becco che si è formato e passarci i rebbi della forchetta per creare delle incisioni lievi (servirà ad aiutare l'espulsione dell'umidità). Infornate per 15 min o fino a doratura. Lasciate socchiuso il forno per circa 15 min per farli raffreddare gradualmente.
L'interno deve risultare vuoto e asciutto.
Una volta completamente freddi, preparate la crema. Sbucciare gli avocadi e frullarli con il frullatore ad immersione con un po' di sale e un po' di succo di limone per evitare che si annerisca la crema. Mettere nella sac à poche e farcire gli éclairs tagliati in due. Completare con i gamberi leggermente spadellati con un goccio d'olio, chiudere l'éclair e cospargere di paprika.
Una volta completamente freddi, preparate la crema. Sbucciare gli avocadi e frullarli con il frullatore ad immersione con un po' di sale e un po' di succo di limone per evitare che si annerisca la crema. Mettere nella sac à poche e farcire gli éclairs tagliati in due. Completare con i gamberi leggermente spadellati con un goccio d'olio, chiudere l'éclair e cospargere di paprika.
lunedì 1 settembre 2014
Rillettes di salmone fumé
mercoledì 13 agosto 2014
Insalata avocado e cetrioli in salsa di yogurt
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Le statistiche foodblog dicono che il maggior numero di visite sono date da post ad alto contenuto glicemico. Torte, brioches, dolci decorati, ciambelloni e bomboloni.
Le persone normali sono attratte da zucchero e cioccolata e l'ho sperimentato sulla mia pelle, anzi sul mio blog. Con una torta faccio picchi di visite che numericamente potrei dire di aver sfamato Empoli.
Quando posto le insalate invece, da Empoli sfamo a malapena Frittole.
Solo 6 anime vengono a curiosare, solo 2 arrivano a leggere tutto il post.
Inoltre siamo nella settimana di fuoco del Ferragosto dove in città sembra di rivivere nel film Io sono leggenda.
Figurati se le 6 anime hanno la flemma di aprire il computer, andare sul mio blog e vedersi un'insalatina.
Tant'è che "una-cosa-semplice-io-mai".
E' buona, fresca, colorata e il mio blog ne aveva bisogno.
E poi non potevo deludere i miei fans di Frittole.
Per 2 anime
1 avocado
1 cetriolo
1/2 gambo di sedano
200 g yogurt naturale
sale, pepe, menta
limone
Montare e tagliare a cubetti il cetriolo. Mondare e tagliare a cubetti l'avocado e irrorarlo di succo di limone per non farlo annerire.
mescolare lo yogurt con foglioline di menta spezzettate, sale, pepe, qualche goccia di limone. Lavare il gambo di sedano, levare i filamenti e tagliarlo.
In una ciotola, mescolare cetriolo, avocado, sedano e la salsa di yogurt. Correggere di sale e pepe e lasciare in fresco.
Servirla con foglioline di menta. Se volete presentarla come la mia, basterà sbollentare una carota , passarla sotto il getto di acqua freddissima, mondarla, e tagliarla a strisce con la mandolina. Sformare l'insalatina con un coppapasta (il mio è di 8 cm) e circondarla con la decorazione di carota.
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lunedì 11 agosto 2014
Insalatina fresca di farro
mercoledì 23 aprile 2014
Chaussons salmone e porri
lunedì 14 aprile 2014
Peperoni conditi
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