mercoledì 8 febbraio 2017

Churros chips


Le intenzioni erano buone, giuro. Avevo pure comprato tutti gli ingredienti per una torta fantasticissima. Poi al momento della preparazione mi sono fatta prendere dal panico. E se non  viene bene? E se devo buttare tutto? Rimando. Io con le torte rimando sempre. Una volta non era così, le facevo, mi venivano, le rifacevo, mi rivenivano. Ma ora l'asticella si è alzata molto, la mia autocritica è al pari della censura medioevale e l'ansia da prestazione è dietro l'angolo che mi fa l'occhiolino.
Mi son guardata gli ingredienti in faccia e mi son detta che forse era meglio aspettare qualche minuto, calmarmi e mettermi a cazzeggiare su Pinterest in attesa che il panico si distraesse per lasciarmi sola e tranquilla ma è successo quello che succede sempre. Mi sono imbattuta in una ricetta da fare con 4 ingredienti reperibili nell'immediato e dal procedimento che manco Bolt. 


A quel punto canticchio, mi sento più rilassata, sento che è il mio dominio. Prendo le tortillas, quelle mini e le taglio a spicchi. Faccio sciogliere il burro (quanto sarà stato, 50 grammi?) e le spennello davanti e darré (sto imparando il siciliano) e immergo, sotterro, spolverizzo, spapagno gli spicchi con un mix di zucchero semolato e cannella in quantità free. Poi siccome nella mia testa dovevano avere la forma un po' ritorta, ho coperto le tegole di metallo (quelle per cuocere le baguette) con la carta forno e ho adagiato gli spicchi di zucchero e cannella nella concavità. Ho infilato in forno a 180°per, che so, 10 minuti. Le ho fatte raffreddare e le ho servite.
Cioè, ho fatto il gesto di servirle ma dalla cucina alla tavola, la metà erano già sparite.

Se poi volete fare i perversi, potete scendere gratis nel girone dei lussuriosi colandoci della cioccolata fondente. 
Io ho preferito il girone dei beoni e mi son fatta latte caffè e Rhum donando a casa mia, un sentore di alcool degno dei peggiori bar di Caracas.




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martedì 6 settembre 2016

Pink sandwich e...fertility day



In redazione l'ansia è palpabile: l'agenzia ha ricevuto l'incarico di una grande campagna d'informazione, un progetto a livello nazionale che viene dritto dritto dal Ministero della Sanità Italiana.
I creativi dello studio, i giornalisti, il capo della sezione, il capo redattore, la segretaria Carlotta ed i fotografi sono pronti per ricevere la commissione dal presidente delle comunicazioni del ministero.
Tutto lo staff tecnico ed artistico è in fibrillazione per la nuova sfida, si attende il tema da sviluppare.
Il Signor Luigi Santo Della Rovere entra in sala accompagnato dalla giovane assistente che porta con eleganza e sensualità una cartellina marrone.
Tutti salutano in coro, lui saluta con un cenno di mano.
I dipendenti e superiori si siedono in un gran rumore di sedie.
-"Grazie a tutti per essere venuti di domenica. Mi spiace per le vostre famiglie ma ho preferito organizzare il meeting oggi stesso, in modo che questa notte sia già prolifera per le vostre idee, visto che la consegna è per martedì."
In sala si leva un lieve rumoreggiare e tra qualche parolaccia che vola una voce si distingue, quella del capo sezione che esclama:
-"È inumano organizzare una campagna in due giorni!"
-"È domenica mattina - risponde il Signor Della Rovere - quindi i giorni sono tre. Ha un grande staff, sono sicuro che riuscirete a fare una campagna formidabile come nel vostro stile. Il budget non deve superare la cifra qui indicata. Niente vip, niente location, solo un paio di modelle. Il resto tutto grafica. Voglio frasi d'impatto, voglio un lavoro pulito e deciso. Voglio il massimo. Voglio che il Ministero sia orgoglioso del lavoro. La mia segretaria vi lascerà la cartella con il tema, io vi saluto. Ho un volo per Maracaibo. E' il compleanno del chiwawa della mia fidanzata, non posso mancare."
In sala i giovani si guardano, salutano alzandosi leggermente dalla sedia, altri sono a bocca aperta, due di loro sono già con le mani nei capelli.
Appena si chiude la porta, un giornalista leggermente infastidito dai tempi e dai modi del Signor Luigi Santo, si alza e esclama a voce alta e tono fantozziano:
-"La campagna del ministero è una gran..."
Fortuna che non fa in tempo a  finire la frase: i colleghi gli tappano la bocca, gli intimano di calmarsi.
Il capo redattore prende le redini, calma gli animi e si prepara ad aprire la cartella con il tema.
All'interno però trova solo un foglio con un inchiostro grossolano, un foglio passato via fax dal ministero, dove i caratteri sono quasi illeggibili. Le O sono piene di macchie nere, le E si confondono con le F. Sembra un lettera in braille.
-"Quindi? - esclama un giovane creativo - ditemi che è per l'abuso di alcool, ho già lo slogan pronto!"
-"Ma che dici - dice un altro - per l'abuso di alcool, fumo e droga l'abbiamo fatto 1 anno fa! Speriamo che sia per l'aiuto alla ricerca, che abbiamo già delle foto di stock pronte."
Il redattore fatica a leggere:
-"Ehm, sembra ci sia scritto... Rettily Day."
-"Ma che significa? - tuona il fotografo - dammi 'sto foglio, fai vedere a me."
-"Beh no, questa senza dubbio è una F, quindi sarà Feticci Day. Forse qualcosa di sado-maso."
-"Ma che state dicendo ragazzi? Abbiamo pochissimo tempo e lo stiamo usando per decifrare questo stupido fax, dai a me!" esclama il giornalista.
-"Mmmh dunque, sulla F siamo tutti d'accordo. Il resto potrebbe essere Fateli? Fateli Day?
-"Ma fateli cosa? Ma non si può chiamare il ministero per avere delucidazioni?"
 -"Ah sì? Di domenica mattina? Pensi che ti risponda qualcuno?"
Nel brusìo e nervosismo generale Carlotta riceve in mano il foglio e  dopo averlo osservato in silenzio sentenzia, calma:
-"Per me è Fertility. Fertility Day! Secondo me la Lorenzin vuole fare un po' la paternale a queste coppie pigre di oggi, ricordare che l'orologio biologico esiste, che non si deve ignorare! E magari parlare di prevenzione, di situazione demografica, delle malattie sessualmente trasmissibili..."
Gli uomini della sala si guardano in silenzio annuendo.
-Ma certo!! Grazie Carlotta, è Fertility Day!"
Tra bicchieri d'acqua e tablet, finalmente l'aria si distende. Si sente un mormorìo leggero, qualche risata sollevata, un creativo batte le mani, il fotografo si congratula con la segretaria.
-"Iniziamo subito ragazzi!  Voglio immagini chiare, cartoline a go-go, tanti slogan ad effetto, caratteri cubitali in bianco e rosso. Carlotta, tu fissa una modella ed uno studio fotografico."
-" Ma è domenica!"
- "Ah già. Ok, allora chiama la nipote della concierge. E' carina ed andrà più che bene. Fai fare spazio nella sala colazioni che ci facciamo il set, tanto lo sfondo lo lavoriamo dopo con Photoshop! Avanti, al lavoro!"

Italia, mercoledì ore 8,00
La nuova campagna Fertility Day viene divulgata in cartaceo ed in tutti i social, con hashtag, siti, foto, slogan. Viene organizzato anche in tutte le piazze per il 22 del mese corrente un evento atto a promuoverla. Vengono coinvolti  medici, maestri, dottori e ginecologi. In meno di 48 ore, lo staff intero ha fatto un lavoro enorme, sostenuto grazie ai soldi degli italiani che pero' non reagiscono troppo bene.
Il primo impatto sui social è durissimo e virale: nel giro di 2 ore si scatenano chat, mail di insulti, proteste ed offese.
Le donne in prima fila.
Quelle che vorrebbero un figlio ma che non possono averlo, quelle che potrebbero ma non hanno le possibilità economiche. Quelle che corrono in cantina e rispolverano i cartelloni delle manifestazioni sessantottine "l'utero è mio, e lo gestisco io". Quelle che tristi, schifate, sorprese e basite si ritirano dai commenti, quelle che insoddisfatte dalla loro vita, trovano in questo mercoledì, una bella polemica su cui straparlare su fb, anche se non sanno nemmeno qual è l'argomento.

Maracaibo, mercoledì ore 12,00
In una spiaggia privata, sotto ad un gazebo di lino bianco, il ministro Lorenzin chiacchera amichevolmente con la fidanzata del Signor Luigi Santo quando viene disturbata dalla chiamata di Paolo, il suo braccio destro rimasto in Italia.
-"Uff, scusa ma è il lavoro, risponderò dopo. Insomma cara, ti stavo dicendo, è proprio dopo quell'evento che ho pensato: ma sì! Facciamo una giornata dedicata allo scazzo. Almeno per un giorno voglio essere io a spingere giovani, adulti e perché no, anche gli anziani, a fregarsene per un'intera giornata. Invitarli a bere, fumare e ingozzarsi di Nutella come se non ci fosse un domani. Mi devo rinnovare, devo ringiovanire la mia immagine di ministra della salute! Ho voluto chiamare questa campagna Fottitene Day, che ne dici? Penso proprio che sarà un successone! Vedrai come ti riguadagno punti agli occhi dei giovani!"
Il telefono risuona, questa volta senza alcuna intenzione di smettere.
-"Ao', Paoli', chevvoi? Hai rotto erca'. So' in vacanza, che rompi?"
Dall'altra del parte del mondo, la voce del braccio destro:
-"A Beatri', è successo un casino. Vedi di veni' che qui so' cazzi."


Per 4 panini

200 g farina
5 g sale
2 g lievito secco
100 g di barbabietola già cotta
40 g circa acqua
1 cucchiaio di semi di chia

insalata riccia
caprino
noci

In una grande ciotola, mettete la farina, il lievito, il sale e i semi. Aggiungete la barbabietola cotta, sbucciata e frullata. Unire l'acqua fino ad ottenere un impasto un po' appiccicoso. Aggiungere un cucchiaio d'olio e coprire a campana per 1 ora. Praticare delle pieghe S&F e coprire ancora a campana. Continuare ogni ora (circa 3-4) fino al raddoppio dell'impasto.
Dividere l'impasto in 4, pirlarli per formare dei panini, adagiarli nella leccarda coperta da carta forno e lasciare lievitare fino al raddoppio. Accedere il forno a 180°, spennellare dolcemente la parte superiore dei panini con acqua e cospargere di semi. Cuocere per circa 15 minuti o quando il sopra comincia a dorarsi. Far raffreddare del tutto, tagliare a metà e farcirli con insalata riccia, caprino e noci.



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giovedì 2 giugno 2016

Pain garni



Il pain garni, ovvero il pane imbottito, è una simpatica idea per i pi-nic o le gite fuori porta.

Qui, è abbastanza usuale vederli per i buffets, farciti con il prosciutto, i formaggi, pollo o uova sode.


Viene fatto con il pane da tramezzino, oppure viene imbottito con altri panini mignon. Può essere a pagnotta, a baguette o tipo focaccia. Può essere di verdure cotte e crude, di carne o creme.


Io ho fatto una versione italiana con mozzarella e pomodoro ma è chiaro che si presta a numerosissime varianti.
Una nota: di solito si taglia la calotta. Mai fatto: ho sempre tagliato la base solo perche' mi torna meglio.
Libera scelta.
Sappiate però che la mia, è la scelta migliore.
Tzè.






1 pagnotta da 300g 

2 o 3 pomodori da insalata

insalata

1 o 2 mozzarelle di buona qualità
sale pepe origano










Tagliare a fette la mozzarella e asciugarla con carta assorbente. Lavare e tagliare i pomodori a fette, e lasciarli un'oretta nello scolapasta con un pò di sale il pepe e l'origano. Tagliare la base del pane ad un paio di centimetri dal fondo (dalla foto si intravede il punto del taglio), svuotarla dalla mollica. Capovolgere il cappello e iniziare a fare gli strati di pomodoro, mozzarella, insalata, carciofini e continuare fino al bordo. Premere per ogni strato, devono essere abbastanza compatti. Chiudere con la base, rovesciare il pane, avvolgerlo bene con la carta stagnola  e lasciarlo in frigo per un'oretta.


Tagliare in quarti e servire.

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giovedì 7 gennaio 2016

Croque Monsieur Mignon e...coincidenze



Il "croque" come dicono i francesi, è una preparazione semplice e sfiziosa fatta con il pain de mie, ovvero  pane a cassetta, il prosciutto, besciamella, formaggio e cotto in forno o à la poile (in padella).
L'origine del nome è ancora sconosciuta, sembra però risalga ai primi del '900.
La variante, meno conosciuta, è il croque-madame sormontato da un uovo au plat (al tegamino).
Oggi sul mio blog, Il famosissimo croque-monsieur si fa finger.
A essere sincera il croque più buono che ho assaggiato era di pane semplice e un po' raffermo, ma per restare nella tradizione, ho preparato i croque-mignon con del pane a cassetta da aperitivo, quelli di 4 cm, da mangiare in un sol boccone.
Sapete quale è il momento ideale per preparare questi aperitivi? Quando vi avanza besciamella da qualche bello sformato o quando fate le lasagne con besciamella e salsiccia!

Per 18 pezzi

36 fette mini da tartina
130 g prosciutto cotto
5 fette formaggio a pasta semidura (tipo fontina)
100 g Gruyère grattugiato
10 g burro
1 cucchiaio farina
pepe
125 ml latte 


In una teglia coperta da carta da forno, sistemate 18 fette di pane. Mettete una fetta ripiegata di prosciutto e una di formaggio su ogni fetta e richiudete con le altre 18.
In una casseruola, sciogliete il burro, aggiungete la farina e mescolate fino a che si stacca dalle pareti. Aggiungete il latte a filo e mescolate velocemente con la frusta. Fate addensare per ottenere la besciamella. Pepate. Spalmare sulle fette, completate con il Gruyère e mettete in forno a 200° per 5/7 minuti , più un paio di minuti di grill.





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domenica 13 dicembre 2015

Grissini alla paprika


Ad una cena ho assaggiato dei grissini, quelli che ti servono per placare la fame e che di solito a me me la fanno passare: dopo un pacchetto sono pronta per il dolce.
In ogni caso, questi grissini avevano un profumo particolare e un gusto che ricordava la sfoglia. Insomma il burro era l'ingrediente segreto: friabili e croccanti, saporosi e saporiti, profumati e profumosi (potrei lavorare alla "Sinonimi & Contrari"). 
Ottimi.
Cosa dice una foodblogger quando assaggia qualcosa di buono? 
LO DEVO RIFARE.
Avevo una ricetta di un libretto, ne ho dimezzato le dosi e ho aggiunto il burro. Alla prima prova erano buoni, alla seconda erano buonissimi.
Li ho fatti in vari gusti, vi propongo per ora quelli alla paprika.
Fa.
Te.
Li.



Per 24 pezzi

230 g farina 00
3 g lievito secco disidratato per lievitati (2 cucchiaini normali, non rasi , non bombati)
70 g burro ammorbidito
circa 100ml acqua
1/2 cucchiaino di zucchero
1/2 cucchiaino di sale
3 g paprika cioè un cucchiaio circa 
olio
In una ciotola versare la farina con lo zucchero, il lievito e la paprika. Unire il burro morbido a pezzetti e lavorare con le mani. Finita la sabbiatura, unire il sale e l'acqua a temperatura ambiente. La quantità di acqua varierà a seconda del tipo di farina. Io non arrivo consumarne 100ml. Lavorare con le mani fino a formare una palla omogenea. Spennellare di olio, coprire la ciotola con pellicola trasparente e con una coperta. Far lievitare per 1 ora. Riprendere la palla e lavorarla brevemente. Farla riposare, coperta, per un altro quarto d'ora. Riscaldare il forno a 180°.
Dividere la pasta in due, stendere la prima con le mani fino a formare un rettangolo calcolando che dovete tagliare 12 strisce di 1 cm di spessore, lunghe circa 15 cm.
Prendere ogni striscia e tirarla sul piano di lavoro per ottenere il doppio della loro misura.
Vi consiglio di non premere nelle estremità: i grissini sono stondati e non a punta!
Sistemarli sulla carta forno non troppo vicini e cuocerli per circa 10/15 minuti.
Devono dorarsi.
Nel frattempo preparare l'altra infornata.
Il mio consiglio è di tirare subito anche gli altri 12 o di conservare la mezza palla in pellicola perché l'impasto si secca.
L'altra nota da darvi è quella di fare misure precise: i grissini non amano i ritagli, quindi se spezzate una striscia troppo lunga, non riuscirete a legarlo ad un altro ritaglio.
Sono riuscita a farli durare fino al giorno dopo ed erano, se possibile, ancora più buoni!

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domenica 15 novembre 2015

Noci pecan alla cannella



Mi porto avanti con il lavoro. 
Una "non ricetta" per i regali di Natale, qualcosa di stuzzicante da regalare che farà di sicuro più piacere del solito bagnoschiuma.
Trattasi di noci pecan zuccherate e profumate alla cannella.
Si fanno ad occhi chiusi, si mangiano ad occhi chiusi.

Bastano 150 g di noci pecan messe in una ciotola con 2 cucchiai di zucchero semolato e 1 cucchiaino di cannella, poi si aggiungono 2 cucchiaini di albume e si mescola bene in modo che tutte le noci siano ben rivestite. Si stendono su carta forno e si infornano a 180° per 10 minuti o fino a che lo zucchero si sia un po' cristallizzato. Si fanno raffreddare e si offrono in barattolini di vetro decorati in stile natalizio.


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venerdì 13 novembre 2015

La Cecìna e...il color indaco


Finalmente è arrivato anche il divano nuovo nel mini salottino della mia mini casa. Un divano nuovo di pacca di simil-alcantara vellutata beige. Invidia eh!
Insomma, non fa in tempo ad arrivare a casa che avverto l'adolescente con un drastico monito:
non sederti mai con i jeans sul divano perché l'indaco non va via.
Un pomeriggio torno a casa e Richard è seduto sul divano a leggere un libro. E' in mutande, a torso nudo ma la temperatura è mite e non mi faccio tante domande.
Dopo qualche giorno, entrando, lo trovo con un amico a spippolare il cellulare. Sono entrambi seduti sul divano ed entrambi in mutande. Mi salutano brevemente e riprendono il loro importante lavoro di spippolamento. Vedo i loro pantaloni buttati in un angolo, mi chiedo il perché siano mezzi nudi e mi interrogo sulla nuova generazione senza pudore.
Un'altra manciata di giorni e rientrando da lavoro, mi si presenta davanti una scena da pubblicità di Dolce e Gabbana.
Quattro fusti in mutande, chi mezzo sdraiato e lascivo, chi sopra il bracciolo, chi svaccato, occupano il mio divano mentre giocano con la X Box a calcio.
I jeans che giacciono per terra, le scarpe da ginnastica sparse qua e là.
Sì che sono la madre di uno dei quattro ma questo quadretto a casa mia mi sconvolge un po'.
Non mi succede mica tutti i giorni...
In un primo momento mi batto la mano nella fronte ricordandomi la frase detta a mio figlio sui jeans e comprendo tutto questo nudismo degli ultimi tempi. In un secondo tragico momento si materializza la scena di uno di questi amici che torna a casa e racconta alla propria, che la madre di Richard, obbliga i ragazzi a mettersi in mutande sul divano.
Deglutisco.
La scena seguente è il campanello che suona con polizia e servizi sociali davanti la porta.
Il sipario si chiude con una madre trascinata in questura che urla: l'indaco non va via!

Merenda?
Oggi cecina.



Millemila nomi di questa preparazione, sparsi per tutta Italia. Farinata, calda-calda, torta di ceci, pane e torta, pane e panelle, cecina... si tratta della stessa semplice e banale (e squisita) ricetta, fatta con 3 ingredienti.
Detto questo, mi permetto di dire che dopo una giornata passata al mare (quando ero giovane bella e alta) nella zona dove la compravo io, si chiamava 5 e 5 per l'antica usanza di richiedere 5 lire di torta di ceci e 5 lire di pane.
Mo' son 5 euri.
In ogni caso ricordo che  il signore che la vendeva, una volta era molto arrabbiato per via del fatto che durante un controllo sanitario, gli avevano intimato di cambiare i testi, le grandi teglie per cuocere la torta, perché datati e non più lindi. Mi spiego' che è proprio quello il segreto: più il grasso dell'olio ha intaccato la teglia, più la cecina riuscirà perché si staccherà bene e cuocerà come se fosse sopra una carta forno.
E lo ammetto, ho una teglietta che uso solo per la cecina e viene d'incanto. La teglia va pulita raschiandola bene con una paletta, sciacquata con acqua fredda e fatta asciugare. Stop.

Cecina in teglia 21 cm diametro


Dosi


80 g farina di ceci (io uso la Molino Rossetto)
240 g acqua di Livorno (va bene anche quella normale...)
1 cucchiaino raso di sale
3 cucchiai di olio EVO
olio
abbondante pepe

Le dosi sono per una teglia piccola ma la proporzione per eventuali altre misure è sempre di 1 parte di farina e 3 parti di acqua.

Preparazione


Setacciare la farina, aggiungere l'acqua il sale e l'olio. Mescolare velocemente con una frustina e lasciare riposare circa 3/4 ore, rimescolando di tanto in tanto. Oliare molto bene il fondo e i bordi di una teglia, versare il composto e cuocere a temperature caldissime (250° C) nella parte bassa del forno per circa 30 minuti o fino a che noni sarà formata una deliziosa crostini dorata. Mangiare calda, tiepida, fredda con una generosa macinata di pepe.





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mercoledì 26 agosto 2015

Taralli di farro all'anice e...l'età è uno stato mentale


Ho festeggiato il mio compleanno da poco. 
Ho dovuto. 
Ho fatto di tutto per evitarlo ma non ci sono riuscita e anche quest'anno ho cambiato cifra ai miei anni. Tant pis, sembra che l'età sia tutto uno stato mentale e per confermare la frase ho deciso di comprarmi un jeans vita bassa.
Molto bassa. Rasenta-patata. Uno di quelli che stendi le braccia per guardarlo nella sua interezza e ti chiedi: "Maddai, ma veramente un essere umano può entrare dentro questa trappola?"
Ho digiunato 48 ore e bevuto tisane drenanti prima di entrare nel camerino. La mia amica e collega, giura che io possa entrare in una XS, ma non mi promette niente riguardo la copertura integrale delle chiappe. Infilo i gambuli non senza difficoltà, forse avrei dovuto ungere le gambe per una migliore slittata.
Con molta sorpresa arrivo anche all'altezza fianchi e inizio a chiudere i bottoni mignons. 
Mi entrano e mi stanno pure bene.
Esco dal camerino tipo RoboCop, il tessuto è ancora rigido ma son figa come mai. 
I problemi, bien évident, sono dietro l'angolo e arrivano quando devo allacciarmi le scarpe. Per non parlare del terrore che mi si dipinge in volto quando al supermercato mi cade una banconota per terra. Pur di non chinarmi l'ho guardata schifata come se avessi così tanti soldi da non avere nemmeno la flemma di piegarmi per raccogliere quella caduta.
I pantaloni sono talmente bassi che un errore di calcolo nella depilazione potrebbe essere fatale e la scelta di uno slip deve essere ben ponderata: vita bassa anche esso. Oppure l'omissione, non vedo altra soluzione.
Ma no, non mi interessa, l'età è uno stato mentale, l'età è uno stato mentale, mi ripeto come un mantra e proseguo la mia giornata da giovane donna senza chinarmi mai, senza nemmeno abbassare la testa, senza quasi respirare.
E passando dalle vetrine mi specchio, vedo il mio profilo, quello di una donna che cammina veloce, con la schiena dritta, lo sguardo sofferente di chi è chiusa in gabbia. Una gabbia a vita bassa.
Arrivo a casa e me li tolgo con la stessa liberazione con la quale si toglie il cilicio. Mi infilo una tuta slargata, punto vita ascellare e prendo fiato.
L'età è uno stato mentale? Sì, confermo. Mentale, non fisico.
Me ne sento 30 ma non per questo devo dimostrarne 30.
Tanto lo so, il prossimo anno mi prenderà la smania  del piercing al capezzolo, a quel punto non sarà più questione di stato ma di salute mentale...


Per una cinquantina di taralli
(spudoratamente copiata dal blog di Ileana  Ribes e Cannella)


250 g farina di farro bianca 
75 g vino bianco 
75 g olio pugliese
1 cucchiaio di semi di anice (o finocchio)
5 g sale


In una ciotola mescolare la farina con il sale e i semi di anice. Versare il vino, l'olio e lavorare con le mani a lungo per ottenere un impasto omogeneo. Formare una palla e lasciarla riposare, coperta da un panno per circa 20 minuti. Dividerla in pezzetti da 8 grammi, formare una pallina, poi allungatela a circa 5 cm e lasciarle riposare via via, mentre vengono formate le altre. Quando son finite, formare i taralli girandoli ad anello. Accendere il forno a 200°, far bollire una pentola con l'acqua e calarli poco alla volta con l'aiuto di una schiumaiola. Appena vengono a galla, recuperarli, scolarli e adagiarli su carta forno. 
Infornare per circa 20 minuti o fino a doratura. 


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lunedì 15 dicembre 2014

Eclairs avocado e gamberi






Eclair (pron: ecler) significa lampo, fulmine. Secondo il Dictionnaire de l'Académie française, sembra che il loro nome è dovuto al fatto che vengono mangiati in un baleno.
Gli éclairs classici sono dolci, la versione salata è molto recente e io, amante dei finger food la trovo perfetta. Il ripieno può variare da formagi cremosi, salmone, creme salate, funghi e pesce. A dispetto di quello che si può credere sono anche veloci e semplici da fare. Basta seguire qualche accorgimento.
Per voi ho scelto gamberi e avocado, un duo abbastanza famoso sulle tavole delle feste natalizie.

Post terminato in un baleno: sono molto coerente con le mie ricette...


Per 10 éclairs

100 ml acqua    
25 ml latte
50 g burro         
1 cucchiaino di sale    
75 g farina 
2 uova    


2 avocadi
20 code di gamberi precotti
sale
paprika in polvere
1 limone


Tagliate a pezzetti il burro e portatelo ad ebollizione con l'acqua, il sale e il latte. Appena bolle, togliete dal fuoco e unite tutta in una volta la farina setacciata. Mescolate bene con una spatola rigida fino a rendere omogeneo il composto. Rimettere sul fuoco per un paio di minuti girando continuamente in modo da farla asciugare. A questo punto, fate raffreddare completamente la palla formata in una ciotola. 
Battere brevemente le uova e aggiungerle all'impasto poco alla volta, mescolando bene e aspettando che la prima parte sia stata assorbita prima di versare l'altra. E' possibile che ne avanzi un paio di cucchiai, regolarsi in base alla pasta: non deve assolutamente essere liquida ma  si deve ottenere un impasto a nastro spezzato ovvero, facendo cadere la pasta dal cucchiaio di deve formare un nastro che si spezza e forma un triangolo.
Riscaldate il forno a 180°. Imburrate bene la teglia da forno. Mettete il composto nella sac à poche con un beccuccio liscio di 1,5 cm e formare gli éclairs, distanti qualche cm tra loro. Spennellate con molta delicatezza con quel poco di uovo battuto rimasto, schiacciando anche il becco che si è formato e passarci i rebbi della forchetta per creare delle incisioni lievi (servirà ad aiutare l'espulsione dell'umidità). Infornate per 15 min o fino a doratura. Lasciate socchiuso il forno per circa 15 min per farli raffreddare gradualmente. 
L'interno deve risultare vuoto e asciutto.

Una volta completamente freddi, preparate la crema. Sbucciare gli avocadi e frullarli con il frullatore ad immersione con un po' di sale e un po' di succo di limone per evitare che si annerisca la crema. Mettere nella sac à poche e farcire gli éclairs tagliati in due. Completare con i gamberi leggermente spadellati con un goccio d'olio, chiudere l'éclair e cospargere di paprika.







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lunedì 1 settembre 2014

Rillettes di salmone fumé



Les rillettes (pron: riiett) è una preparazione francese, originaria di Touraine (Loira) a base di pollame o maiale, cotto per tante ore nel suo grasso e compattato alla mano.
Le rillettes, nel XV secolo, fatte alla fine dell'autunno, permettevano di conservare la carne riducendo il rischio di decomposizione durante il lungo inverno. La carne veniva cotta per 7/8 ore nei vasi in terracotta, coperti da 3/4 centimetri di grasso. 
Veniva spalmata sul pane e mangiato come piatto unico. 
Oggi viene compattata con le macchine, messa in vasetti ermetici, esistono varianti con l'anatra, l'oca, coniglio e vitello e viene servita sui crostini come aperitivo.
Brrrrr, che brivido.
Per infomazione ho voluto scriverlo ma me ne guardo bene, benissimo, dal mangiarle.
Infatti le mie rillettes sono fatte di legumi, tonno, trota o salmone come questa.
Senza strutti e lardi.
Pronte subito e profumate.
Sì perché le rillettes di maiale, anatra o animalo, puzzano.
Ecco, l'ho detto.
Avrò tutto il dipartimento della Loira contro di me adesso.




Per farle sciuè sciuè

4 filetti di salmone affumicato (o trota affumicata)
1 limone
4 cucchiai di formaggio spalmabile
1 cucchiaio di mostarda a l'ancienne (facoltativa)
sale pepe
erba cipollina (obbligatoria)

Tagliate a pezzetti piccoli il salmone e mescolare con il succo del limone.
Lavorare il formaggio con la mostarda, salare, pepare e aggiungere l'erba cipollina tagliuzzata.
Unire il salmone con il formaggio e tenere in fresco fino al momento di servire sopra crostini di pane abbrustoliti.

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mercoledì 13 agosto 2014

Insalata avocado e cetrioli in salsa di yogurt







Le statistiche foodblog dicono che il maggior numero di visite sono date da post ad alto contenuto glicemico. Torte, brioches, dolci decorati, ciambelloni e bomboloni.
Le persone normali sono attratte da zucchero e cioccolata e l'ho sperimentato sulla mia pelle, anzi sul mio blog. Con una torta faccio picchi di visite che numericamente potrei dire di aver sfamato Empoli. 
Quando posto le insalate invece, da Empoli sfamo a malapena Frittole. 
Solo 6 anime vengono a curiosare, solo 2 arrivano a leggere tutto il post.
Inoltre siamo nella settimana di fuoco del Ferragosto dove in città sembra di rivivere nel film Io sono leggenda.
Figurati se le 6 anime hanno la flemma di aprire il computer, andare sul mio blog e vedersi un'insalatina.
Tant'è che "una-cosa-semplice-io-mai". 
E' buona, fresca, colorata e il mio blog ne aveva bisogno.
E poi non potevo deludere i miei fans di Frittole.

Per 2 anime

1 avocado
1 cetriolo
1/2 gambo di sedano
200 g yogurt naturale
sale, pepe, menta
limone

Montare e tagliare a cubetti il cetriolo. Mondare e tagliare a cubetti l'avocado e irrorarlo di succo di limone per non farlo annerire.
mescolare lo yogurt con foglioline di menta spezzettate, sale, pepe, qualche goccia di limone. Lavare il gambo di sedano, levare i filamenti e tagliarlo.
In una ciotola, mescolare cetriolo, avocado, sedano e la salsa di yogurt. Correggere di sale e pepe e lasciare in fresco.
Servirla con foglioline di menta. Se volete presentarla come la mia, basterà sbollentare una carota , passarla sotto il getto di acqua freddissima, mondarla, e tagliarla a strisce con la mandolina. Sformare l'insalatina con un coppapasta (il mio è di 8 cm) e circondarla con la decorazione di carota.


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lunedì 11 agosto 2014

Insalatina fresca di farro




Insalatina di farro.
Credo che nel mio destino ci sia proprio il farro come elemento. 
Chi ha il fuoco, chi l'acqua, terra o aria. 
Io, farro.
Il triticum, volgarmente detto farro può essere di 3 tipi. Quello piccolo, di rara coltivazione perché ha uno scarso rendimento nell'alimentazione, quello medio buono per le zuppe, proprio quello per il mio amato farrotto toscano e poi quello grande, detto spelta, molto coltivato in Francia, pochissimo in Italia e usatissimo in Svizzera.
E io sono circondata da spelta. 
Zuppe di spelta, pane di spelta, farine di spelta, spelta di spelta.
E' vero che quando uso la spelta, il pane ha un profumo squisito, è vero che è povero di grassi e ricco in fibre, è vero che è digeribile e che ha una buona dose di proteine ma dopo tanti anni, inizio a vedere la farina bianca come polverina magica, qualcosa di desiderabile, di lontano e inafferrabile. 
Quando nelle ricette leggo "usate farina bianca comune", mi faccio una sana risata e mi dico "comune a chi?"
Io darei via la mamma per un po' di farina bianca. 
Infatti è per questo che mia mamma si prodiga di portarmi chili di farina dall'Italia. 
Paura eh!

Ricettuzza

Per 4 persone

300 g farro perlato
500 g ciliegini rossi e arancio
250 g feta
menta
fior di capperi
olive nere
basilico
1 limone
olio sale pepe

Cuocere il farro in acqua bollente salata per il tempo indicato nella confezione, scolarlo e passarlo sotto il getto di acqua fredda. lavare i pomodorini e tagliarli a metà. Sciacquare i capperi, tagliare le olive in due, spezzettate il basilico e la menta con le mani. Unire tutto in una grande ciotola e condire con olio, sale pepe e qualche goccia di succo di limone. Conservare in frigo e servire fresca.







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mercoledì 23 aprile 2014

Chaussons salmone e porri


Lo Chausson (pron: sciossò-n-) è una preparazione francese a base di pasta sfoglia o brisée. Chausson Significa calzone ma a differenza di quello italiano che è fatto con pasta da pizza, abbastanza grande e solitamente salato, quelli francesi possono essere anche dolci, sono piccoli, quindi mangiabili per un aperitivo o durante una passeggiata e si mangiano caldi o freddi. Secondo me il giusto compromesso tra finger e pasto sciuè-sciuè.
Devo dirvi che sono buonissimi o ci siete arrivati da soli?




Per 18 chaussons

90 g salmone affumicato
150 g salmone all'olio d'oliva (quello nei vasetti o in scatoletta)
aneto fresco
2 porri
2 cucchiai di vodka (facoltativo)
2 pasta sfoglia tonda
1 uovo
pepe, sale

Tagliare a listarelle il salmone affumicato. Sgocciolare il salmone all'olio e sbriciolarlo con la forchetta. Unirlo all'affumicato e aggiungere poco sale, pepe, aneto spezzettato con le mani. Versare la vodka e mettere da parte. Cuocere i porri con un po' d'olio, aggiungere qualche cucchiaio d'acqua e lasciare stufare fino a che non sono morbidi e sfatti. Lasciare raffreddare completamente.
Con il coppapasta tagliare dei cerchi (9 cm di diametro) dalle paste sfoglie, tirate fuori dal frigo solo un attimo prima.
In ogni metà disporre un cucchiaino di porri e uno di salmoni. Battere brevemente un uovo e spennellarlo intorno al diametro. Chiudere lo chausson premendo i lembi con i rebbi di  una forchetta.
Continuare anche con gli altri. Spennellare di uovo battuto e lasciare in frigo 10 minuti per far seccare la doratura. Con un taglierino o un coltello affilato, incidere gli chaussons e infornare a 180° per circa 20 minuti, o comunque fino  a doratura.
Si possono preparare anche in anticipo.







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lunedì 14 aprile 2014

Peperoni conditi



Nell'ultimo post vi avevo anticipato un andamento più luminoso alle mie foto. Con l'arrivo della primavera, posso permettermi qualche scatto solare e perché no, qualche total white.
Poi è arrivata lei, 'sta foto con un peperone un po' presuntuoso che ha rubato la scena al circondario.
La mia prima foto di primavera è una foto difettata, ecco.
Poi mi son detta che poteva essere un buon passaggio, dolce, tra foto fatte al buio e foto belle lucenti.
Una via di mezzo dove il protagonista esce dal set con il suo bel rosso e tutto il resto è noia.
Quasi quasi vi invento che l'effetto è voluto e che ormai sono padrona della fotocamera, sperando solo che il peperone non sparga la voce nel frigo evitando emulazioni da parte di altri ingredienti.
In ogni caso, segno nel mio blog questa ricetta (di mamma), vista rivista conosciuta ovunque ma un classico che non poteva mancare. L'odore dei peperoni abbrustoliti mi fa ricordar casa, la marinata con l'aglio e l'origano mi mettono in pace con il mondo meglio che un dolcetto al cioccolato.

Ho usato:
3 peperoni (2 rossi, 1 giallo)
1 spicchio di aglio
sale, pepe, origano

Lavare e asciugare bene i peperoni. Riscaldare la griglia, deve essere caldissima e adagiare i peperoni con tutto il picciolo (servirà come appiglio per girarli). Farli abbrustolire fino a che diventino neri. Girarli per abbrustolire tutte le parti. Una volta neri, infilarli in un sacchetto di carta (tipo quelli per il pane), chiudere bene e aspettare che si siano intiepiditi. Nel frattempo preparare in una teglietta larga una base di olio, sale, pepe, aglio tagliato a fettine e origano. Tagliare i peperoni a metà, togliere semi e parti bianche, spellarli, farli a striscioline e adagiarli nella marinatura. Aggiungere altro olio, origano o sale se necessario. Conservare in frigo. Si possono gustare da soli, sopra la bruschetta o per contorno alla carne.


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