giovedì 18 gennaio 2018

COOKIES AL TOBLERONE


'Na vergogna postare questa ricetta, che voi non ne avete manco idea...
Negli ultimi mesi mi sono data ad una cucina meno pornografica e più "iana", ovvero vegetariana, fruttariana, respiriana (cosa non si fa per perdere un paio di chili) ma il destino ha voluto che sistemando i miliarmilioni di ricette che tappezzano gli angoli della mia casa, è sfuggito, così, come ali di farfalla un pezzettino di carta, un pizzino di giornale conservato dove era segnata una ricetta. La ricetta era quella dei biscotti al Toblerone, una ricetta conservata in tempi di pancia piatta e "chissenefrega-me magno che me pare, ho il metabolismo che va a braccetto con Bolt" e lasciata là per diversi anni.
E quando è che decide di scivolare via come ali di farfalla?
Quando sono a dieta stretta e se cerco le forme alle nuvole, ci vedo la scritta Lindt.
Bon, biscotti, m'avete provocato? E mo' ve faccio.
E mi son tolta anche 'sto dente.
I biscotti sono al Toblerone, una di quelle divinità nefaste che se le guardi, ti trascinano all'inferno a soffrire le pene. Per questa ricetta, il Toblerone va frantumato e potete farlo con il coltello o con il batticarne. E mentre infierite sui pezzi di cioccolata e torrone, pensate intensamente: "tié, brutto schifoso di un Toblerone, non mi avrai mai, ma ti offriro' sotto forma di biscotti a tutte le mie amiche magre".
E tutto questo rituale non servirà ad una cippa, perché tanto una volta che li avete là, l'anima del Toblerone vi sussurrerà che non potrete regalare qualcosa senza averlo assaggiato. Se non sono buoni? Se son venuti male? Se non sono cotti abbastanza? Assaggiane uno..UNO SOLO...




Ricetta scivolata come ali di farfalla:

160 g Toblerone + 40/50 per la superficie
100 g zucchero di canna
120 burro a pomata
150 g farina
1 cucchiaino lievito
2 cucchiai cacao amaro
1 uovo


Fate il Toblerone a pezzetti grossolani, tagliandoli con un coltello. Lavorate il burro a pomata con lo zucchero, aggiungete la farina, il lievito, il cacao e l'uovo.  Aggiungete 160 g di Toblerone. Lavorate con le mani e formate delle palline da 30g. Sistematele, appiattendole, in pirottini in silicone (io ho fatto così, per farli venire con un certo spessore, altrimenti diventano delle frittelle...). Cospargete sul biscotto, il resto del Toblerone spezzettato. Infornate a 180° per 10 minuti. all'uscita dal forno saranno ancora morbidi, fateli raffreddare completamente, assaggiarne uno e offrire.
HO DETTO UNO SOLO!




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martedì 2 gennaio 2018

Mini tarte caramello e cioccolato


16 mini tarte
Per la frolla (ricetta da Tavolartegusto)

270 gr di farina
18 gr di cacao amaro in polvere
3 tuorli d’uovo
180 gr di burro freddo di frigo
120 gr di zucchero a velo

caramello salato
150 g cioccolato fondente
cacao in polvere
ribes

Mescolare il burro freddo a pezzetti con la farina e il cacao per ottenere un composto sabbioso. Unire i tuorli e lo zucchero e formare una palla. La cosa migliore è di lavorare il tutto con la planetaria o con le mani fredde e il piano lavoro freddo. avvolgerla in pellicola e mettere in frigo.
Preparare il caramello salato come nella ricetta qui o comprarlo:-)

Stendere la frolla, tagliare dei cerchi con il coppa pasta e sistemarli in forme da muffins in alluminio, precedentemente imburrate. Lasciare riposare in freezer per tutto il giorno.
Cuocere le frolle, lasciarle raffreddare, riempire di caramello salato.
Sciogliere il cioccolato fondente a bagnomaria e colare sulle mini parte. Far raffreddare del tutto in frigo, decorare con frutti rossi e cacao.


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lunedì 18 dicembre 2017

mousse al cioccolato con aquafaba


Buongiorno.
No, non sono un hacker che si è impossessato di un blog abbandonato. Sono la proprietaria che si è risvegliata e ha deciso che una volta l'anno potrebbe essere carino postare qualcosa sul blog. 
Un blog che mi ha dato tanto e che tanto mi ha tolto.
Tempo, energia, salute mentale (!), soldi...
Un blog si fa e si cura per pura passione e a me è venuta a mancare. 
Mi sono dedicata al mio lavoro , dove sono richieste continuamente ricette diverse e il blog è rimasto indietro, non mi vergogno a dirlo, completamente dimenticato.
Ho deciso di postare solo per l'affetto che mi lega a questo spazio, perché è stato l'inizio di tutto, della mia nuova vita.
Tanti anni fa, quando postai per la prima volta una ricetta qui, ero diversa, sicuramente più giovane con meno rughe ma molto molto inconsapevole di quello che potevo tirar fuori da me stessa, di come un blog con tutte le amicizie nate, con il lavoro che si è tirato dietro, possa avermi fatto ribollire un'attività vulcanica che dormiva da tempo.
Sono fiera del percorso che ho fatto, sono triste per non averlo fatto prima, ma ogni cosa ha il suo tempo e questo era quello giusto.
Solo oggi ho la saggezza che mi permette di passare oltre certe cose e approfondirne altre. Solo oggi riesco con maestria a non farmi schiacciare, rispondendo con garbo. A tollerare con diplomazia, a capire se devo perseverare o passare ad altro.
E' un vero peccato che la saggezza e la coscienza arrivino dopo aver passato gli anta, giusto insieme alla sciatica. 


Vi lascio con una ricetta al cioccolato, la mia droga da oltre 30 anni, ma con pochissimo zucchero (giusto quello che si trova in un cioccolato al 64%). E' una mousse fatta con acquafaba (o aquafaba) ovvero il liquido dei ceci. Giuro non si sente il sapore, a mio figlio ho raccontato che è la mousse della Cameo e non ha fatto una piega.
Proviamo?


INGREDIENTI

Per 4 persone

160 g liquidi dei ceci (circa il contenuto di una lattina)
180 g cioccolato ottima qualità (io ho usato quello da pasticceria al 64%)
2 cucchiai di crema di cocco



PROCEDIMENTO

Fondete il cioccolato a bagnomaria con la crema di cocco. 
Montate a neve ben ferma il liquido dei ceci. 
Incorporate il cioccolato e dividetelo nelle coppe. 
Lasciate in frigo almeno 5 ore e gustate.

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martedì 12 dicembre 2017

Corsi food photography Italia


La fotografia del cibo nasce per necessità di comunicazione visiva.
Una bella foto accanto ad una ricetta attira l’attenzione, rende giustizia alle parole e suscita piacevoli sensazioni gustative.
Tramite lo studio di colori, linee armoniche e regole di composizione, una pietanza può diventare superbamente gustosa rispecchiando la sensibilità di chi la fotografa.
Nel mondo della fotografia del cibo due figure lavorano sempre in coppia esovente sono la stessa persona. Sono il food photographer ed il food stylist: ruoli che richiedono competenza ed abilità.
Con la nascita del food blogging nasce, per chiunque prepari ed assaggi ricette per poi condividerle sul web, l’esigenza di avvicinarsi a queste figure professionali per rendere le proprie creazioni più accattivanti. Oltre al background di competenze, le differenze tra un food fotographer professionista ed un food blogger sono sostanziali: l'attrezzatura tecnica ed il tempo a disposizione.
Ed è qui che entra in scena Dazzero.



I corsi DAZZERO sono rivolti a neofiti e non: sono strutturati per accogliere chiunque desideri avvicinarsi alla food photography per la prima volta o a chi necessita affinare la propria preparazione fotografica e creativa.
I corsi sono finalizzati ad un apprendimento o miglioramento della tecnica e della composizione armonica nella fotografia di cibo, con lezioni teoriche e pratiche ed un supporto anche post-corso.
Più di 100 allievi da tutta Italia nel 2016 hanno partecipato ai corsi di foodphotography DAZZERO, sviluppando una visione più consapevole e portando con sé risultati eccellenti.

I corsi DAZZERO sono attualmente gli unici corsi itineranti in Italia e si svolgono nella vostra città in due giornate:

Corso base

Il corso ti da’ la possibilità di cominciare da zero, scoprire come funziona la reflex, le impostazioni fondamentali di controllo dell’ esposizione in termini di diaframma-tempo-ISO nelle varie modalita’P, A, S e M, come controllare luce, messa a fuoco, profondità di campo, bilanciamento del bianco e nozioni sulla gestione, degli spazi e dell’attrezzatura. La mattinata sarà dedicata alla teoria e alla tecnica, mentre il pomeriggio metteremo in pratica quanto esposto, consigliandovi al meglio.


***



Corso food styling


Il corso propone lo studio del food styling non solo per immortalare il cibo ma anche per raccontare una storia, per stuzzicare emozioni che vanno al di là del piatto. L'obiettivo è quello di migliorare le foto attraverso la composizione fotografica del set, quindi con lo studio delle regole armoniche, bilanciamento di linee e colori, come rendere accattivante una preparazione, trucchi e segreti del mestiere. E' appositamente fatto per persone che non hanno studio fotografico, ombrellini e faretti ma una semplice cucina. 
La mattina sarà dedicata alla teoria e il pomeriggio faremo molta pratica con diversi tipologie di set.

***


Dove e quando? 
I corsi Dazzero vengono svolti in tutta Italia, nelle più grandi città.
Segui la pagina su FB (Moni Qu Photography) per poter essere aggiornato sugli eventi, oppure scrivimi in privato.

Come sono strutturati? 
I corsi si svolgono in due giornate: il sabato con il "food base" e la domenica con lo "food styling".

Quanti iscritti saremo? Le classi sono composte da massimo 13 persone.

Cosa devo portare? Porta la tua reflex e l'obiettivo che usi per le tue foto di food. Se non hai ancora fotocamera ma intendi comprarla, sono disponibile per consigli: scrivimi!

Quanto mi costa? Il corso intero delle due giornate (base e stile) più aggiornamenti sul gruppo FB, aiuti e consigli post-corso, costa 200 euro pagabili tramite bonifico (


Perché dovrei venire al tuo corso? Perché faccio il mio lavoro con passione, cuore e sentimento. Perché ti seguiro' post-corso per raggiungere i tuoi obiettivi, perché mi trovi sempre disponibile a consigliarti per il meglio e a migliorarti.

Per iscriverti, invia una mail a

monique.donnet@hotmail.com






DAZZERO

propone dei corsi avanzati indirizzati a chi ha già frequentato i due corsi precedenti e ha nozioni base di tecnica e composizione.





Corsi avanzati




Corso di gestione libreria immagini e sviluppo del RAW il negativo digitale con esempi e applicazioni in Lightroom.
Una buona tecnica fotografica è la base per scattare belle immagini, ma con l’avvento della fotografia digitale, dove lo sviluppo del RAW ha sostituito lo sviluppo del negativo, è fondamentale saper padroneggiare gli strumenti di sviluppo ed elaborazione dei propri “negativi digitali”.
Ugualmente importante è l’organizzazione e la gestione della grande quantità di immagini che produciamo sia in fase di importazione, selezione e ricerca. Questo ci permette di trascorrere più tempo nello sviluppo o con la fotocamera e quindi di essere più creativi.

Per questo il corso si focalizza sull’utilizzo del programma più diffuso e usato: Lightroom, nei corrispondenti due moduli chiamati Libreria e Sviluppo.
Ma lo scopo del corso rimane quello di dare un metodo di organizzazione delle proprie immagini e un flusso di sviluppo dei file RAW in generale, per permettere a chiunque di poter sviluppare in modo creativo le proprie immagini con qualunque strumento di sviluppo simile come anche i software resi disponibili da Nikon o Canon con le proprie fotocamere.
Chi vorrà potrà portare dei propri file RAW che saranno sviluppati durante la lezione.

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Dove e quando? 
I corsi Dazzero vengono svolti in tutta Italia, nelle più grandi città.
Segui la pagina su FB -Moni Qu Photography- per poter essere aggiornato sugli eventi, oppure scrivimi in privato.

Come sono strutturati? 
I corsi si svolgono in due giornate.

Quanti iscritti saremo? Le classi sono composte da massimo 12 persone.

Cosa devo portare? la tua reflex o la carta SD e il notebook con LR installato.

Quanto mi costa? Il corso intero delle due giornate più aggiornamenti sul gruppo FB, aiuti e consigli post-corso, costa 200 euro fatturabili, pagabili tramite bonifico.

Per iscriverti, invia una mail a
monique.donnet@hotmail.com

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domenica 3 dicembre 2017

Dark mood & Still life



(foto in alto: antonella Pagliaroli)

Nell’ambito della food photography uno dei mood attualmente più in voga è il DARK MOOD: foto caratterizzate da sensazioni di oscurità e contrasti nelle quali il soggetto passa inizialmente in secondo piano per poi essere reso superlativo grazie alla gestione delle luci.
Le foto "dark" sono spesso erroneamente confuse con le still life.

Lo still life è la traduzione in inglese della nostra natura morta, resa celebre da artisti già nell'antichità grazie ai mosaici, per rappresentare con soggetti inanimati, la bellezza e l'effimerità della vita. Le nature morte più celebri sono probabilmente quelle del Rinascimento, del '600 e '700, rese tali da artisti come Caravaggio, Fede Galizia, Paolo Porpora o gli olandesi Pieter Claesz e Willem Kalf..
Nella fotografia uno dei pionieri è stato Roger Fenton, il primo reporter inglese di guerra nella storia della fotografia che si cimento' nel 1860 in una serie di stereoscopie di  nature morte.



 Caravaggio

Roger Fenton  



Si tratta di immagini (dipinti o foto) di fiori, piante, frutta verdure o oggetti di uso quotidiano che diventano simbolo di  un messaggio più profondo, andando a toccare le corde delll'emozione, del sentimento, grazie al sapiente utilizzo di composizioni e una cosciente gestione della luce.

Nella food fotography, le foto still life si basano su soggetti più o meno illuminati, di solito ripresi con un'angolazione a 30° o 45°con backstage scuri, dal grigio, antracite ai neri più profondi. La composizione è di enorme importanza, ci vuole uno studio delle linee armoniche e una discreta sensibilità artistica. 

Il peso visivo (ovvero la capacità di una forma di attirare l'attenzione), le proporzioni e gli equilibri diventano essenziali. 
Stiamo pero' parlando di soggetti con luci che possono variare a seconda dello stile e del gusto del fotografo. 
Uno still life non è necessariamente con uno sfondo scuro o con luci morbide. Puo' benissimo essere tutt'altro basta che il soggetto sia una natura morta.
Ecco tre esempi completamente diversi a livello di base, sfondi e luci ma tutte accomunate dallo stesso tipo di rappresentazione still life.




Le foto dark mood sono confuse con le still life dagli sfondi scuri (come la foto 3 in alto) perché si percepiscono uguali a livello luce, spesso soffusa. In realtà le dark fondano il loro essere sulle sensazioni, sul piano suggestivo e sulla carica emozionale che scaricano sull'osservatore.

Le foto dark utilizzano giochi di luci e non disdegnano ombre nette e neri puri, ma il soggetto deve sempre essere illuminato come da un fascio di luce. 
La luce che entra in queste foto è poca ma ben gestita e calibrata.





Vediamo insieme le principali differenze tra "dark mood" e still life.



SOGGETTI

Le foto dark si appoggiano molto sulle emozioni visive e poco su quelle gustative, per questo si prediligono soggetti che abbiano colori naturali: fiori, frutti ma anche biscotti rustici, ciambelle, zuppe, pietanze composte da ingredienti naturali e sani.







Le still life hanno bisogno di soggetti formati da composizioni di fiori, piante, frutti o soggetti unici isolati (una pagnotta, una melagrana, un cesto di frutta...)





PROPS 

Nelle foto dark si usano props vintage scuri o chiari, sempre coevi tra loro, dalle tonalità vicine al nero o all'argento invecchiato: rugginosi oggetti di scena comprati al mercato dell'usato, scatolette in metallo o piatti con fiori in stile inglese che poggiano su basi e fondi scuri vecchie teglie arrugginite, ripiani in marmo e panni morbidi con texture grossolana tipo in lino o telette a colori neutri. 
Nelle foto dark acquisiscono protagonismo le sedie e le tavole unitamente all’oggettistica vintage come vecchie madie ed utensili come forbici da giardino, penne, libri, occhiali, foto in bianco e nero...




Nelle still life i props variano da quelli vintage a quelli più moderni.




MOOD


Ci si diverte con il "dirty": briciole di pane e semi sparsi sul set, macchie di olio, piatti macchiati per dare una sensazione di vissuto, intenso. Fiori, foglie gocce di vino, acqua e pezzi di carta.






LUCE


Mentre nelle foto still life se togliamo lo sfondo scuro, le luci rimarrebbero comunque ben dosate, in una dark, i contrasti rimangono duri anche sostituendo lo sfondo o la base con qualcosa di chiaro.
Per una foto dark occorre una base prevalentemente scura ma non completamente nera che agevolerebbe il rischio di un soggetto "lost in the space". 





Nelle foto di sinistra, se sostituiamo il piatto e lo sfondo scuro con un piatto e uno sfondo chiaro, avremo ugualmente delle ombre e dei neri quasi puri tipici di un dark mood. 
Nelle foto di destra abbiamo invece due soggetti con sfondo scuro e se lo sostituiamo con un backstage chiaro, avremo una foto ben fatta ma non dark perché le ombre sono ben gestite ma la luce è più morbida e diffusa con ombre più aperte sul soggetto.



ANGOLAZIONI

Le angolazioni sono spesso zenitali, occorre dunque un livello di occhio e competenza sufficientemente elevato in grado di gestire forme e linee in composizione armoniche su ampie angolazioni, senza sottoesporre o bloccare la luce lasciando cadere le ombre chiuse sui soggetti. Oppure angolazioni quasi frontali con ampi spazi che lasciano intravedere il resto della vita oltre il piatto: sedie, muri non intonacati, tavole ampie, finestre, lavelli in pietra etc..
Nello still life l'angolo di scatto è spesso a 30°o frontale e non necessariamente ampio, quindi possono essere soggetti ripresi a distanza ravvicinata.






AMBIENTAZIONE


Nello still life di solita l'ambientazione è neutra, senza importanza visiva se non quella di esaltare il soggetto. L'angolo di campo potrebbe anche essere ristretto o croppato. Nella dark è importante lo spazio, ampiezza di movimento, tavole con più soggetti, sfondi più "umani" con mobili, tavoli, sedute, vasi di fiori etc...





HUMAN TOUCH


Quello che io chiamo alle lezioni "human touch", (ovvero la presenza di una parte del corpo all'interno del fotogramma che va dalle sole dita all'intero busto, a volte anche con accenni di viso), nello stile dark è molto amato proprio perché  umanizza l'immagine e la rende più simile ad uno spaccato di vita quotidiana, cosa che non succede per lo still life dove la natura è sola nel suo splendore quasi come fosse viva in un mondo senza uomini.




Come si può notare da queste foto dark con human touch, se togliessimo gli sfondi scuri, ci troveremmo comunque una foto dai chiaroscuri molto accentuati ma non netti.Le ombre finiranno sempre in una sfumatura dolce e mai in una linea marcata.



DARK MOOD CHIARO


Tra le dark mood inserisco anche una serie di foto che hanno, a livello di G.L. la stessa modalità delle dark ma sono composte in set (basi o fondi) più chiari. Un esempio sotto di 4 foto dove si riconoscono tratti delle dark: set ampi, ombre chiuse, gestione delle forme nelle zenitali, oggettistica vintage, effetto "dirty" e fiori/foglie nel set.







ESPOSIZIONE


Alle mie lezioni, prediligo la luce naturale a quella artificiale e aiuto a saper distinguere la luce a seconda dei punti cardinali ed utilizzare quella che più si avvicina allo stile dell'allievo. Nelle still life la luce più adatta, fin dal periodo dei fiamminghi è quella del nord che cade morbida sui soggetti accentuandone forme e colori.  Nelle dark, la luce può variare da quella forte e netta dell'est a quella del sud, l'importante è gestirla nel modo migliore per suscitare l'idea di mattino presto per una tavola imbandita a colazione  l'idea del tardo pomeriggio per una ciambella suddivisa in piattini decorati.
Sotto, degli esempi di come giocare con un solo fascio di luce che forma linee nette che spesso nelle dark diventano parte integrante della composizione.




PER RIASSUMERE!

Uno stile DARK MOOD ha come caratteristiche principali:
 ampi spazi (foto ambientali)
forti chiaroscuri
oggetti vintage
spesso human touch 
spesso fiori e foglie


Lo still life E' UNA NATURA MORTA.
mele, pere, pomodori, frutta verdura, fiori freschi o secchi, violini, libri, piatti, quaglie, piccioni, tutto ciò che è inanimato, avvolti da ombre morbide e sfondi scuri o
su tavole chiare, bianche, colorate, con sfondi vari e colori e luci varie. Non sono necessariamente ambientali, non hanno human touch.

Naturalmente le still life possono avere luci gestite "dark" (vedi foto a sx) o le dark possono rappresentare still life (foto a dx). Non esiste un divario tra le due categorie. Spesso pero' le semplici still life con delle belle ombre sono confuse con dark mood ma il dark mood è una sensazione, una foto che ti racconta oltre quello che vedi, che ti fa immaginare come siano fatte le stanze accanto o il giardino fuori dalla porta.









Al corso di foodstyling svolto a Roma, grazie alla partecipazione della food-photographer Antonella Pagliaroli e Ilaria Guidi,  gli allievi hanno scoperto  come si crea una dark mood e quali sono i segreti per riuscire al meglio!
Se vuoi partecipare anche tu ai corsi DAZZERO, leggi la descrizione QUI e contattami!

Clicca qui per vedere gli esercizi degli allievi DAZZERO che si sono cimentati sul dark mood e sullo still life!


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