domenica 10 gennaio 2016

Poulet à la crème de moutard


"Spero che in questo nuovo anno che sta per cominciare facciate degli errori. Perché se fate errori, state facendo cose nuove, tentando cose nuove, imparando, vivendo, sfidando voi stessi, cambiando voi stessi, cambiando il vostro mondo. 
State facendo cose che non avete mai fatto e, soprattutto, state facendo qualcosa. 
Non rimanete bloccati. Non fermatevi. Non preoccupatevi se non è abbastanza o se non è perfetto, qualunque cosa sia: arte o amore o lavoro o famiglia o vita.
Qualunque sia la cosa che vi spaventa. Fatela.
Fate i vostri errori. Il prossimo anno. E sempre."
Neil Gaiman


Il nuovo, brillante "Taste" è appena uscito, ancora caldo delle nostre mani infarinate e dei nostri cuori sempre entusiasti. E' un Taste&More che ancora una volta vi propone il meglio: 
il thè e il suo culto, con ricette dolci e salate
Il bistrot e il suo charme, dove troverete una mia ricetta che è lontana dalla tradizione italiana ma che vi sorprenderà.
Panzerotti e canederli in tutte le salse, i colori delle spezie, e golosissimi waffel.
Ci abbiamo messo tanto "Taste" per voi, ci abbiamo messo la passione nata da tanti errori, quelli che ci accompagneranno sempre per migliorarci, per essere sempre all'altezza delle vostre aspettative, quelli che ci rendono "More".




Clicca qui per sfogliare on line


SHARE:

giovedì 7 gennaio 2016

Croque Monsieur Mignon



Il "croque" come dicono i francesi, è una preparazione semplice e sfiziosa fatta con il pain de mie, ovvero  pane a cassetta, il prosciutto, besciamella, formaggio e cotto in forno o à la poile (in padella).
L'origine del nome è ancora sconosciuta, sembra però risalga ai primi del '900.
La variante, meno conosciuta, è il croque-madame sormontato da un uovo au plat (al tegamino).
Oggi sul mio blog, Il famosissimo croque-monsieur si fa finger.
A essere sincera il croque più buono che ho assaggiato era di pane semplice e un po' raffermo, ma per restare nella tradizione, ho preparato i croque-mignon con del pane a cassetta da aperitivo, quelli di 4 cm, da mangiare in un sol boccone.

Per 18 pezzi

36 fette mini da tartina
130 g prosciutto cotto
5 fette formaggio a pasta semidura (tipo fontina)
100 g Gruyère grattugiato
10 g burro
1 cucchiaio farina
pepe
125 ml latte 


In una teglia coperta da carta da forno, sistemate 18 fette di pane. Mettete una fetta ripiegata di prosciutto e una di formaggio su ogni fetta e richiudete con le altre 18.
In una casseruola, sciogliete il burro, aggiungete la farina e mescolate fino a che si stacca dalle pareti. Aggiungete il latte a filo e mescolate velocemente con la frusta. Fate addensare per ottenere la besciamella. Pepate. Spalmare sulle fette, completate con il Gruyère e mettete in forno a 200° per 5/7 minuti , più un paio di minuti di grill.





SHARE:

sabato 2 gennaio 2016

Tortini alla ricotta di Sora Pina





Tra foodbloggers esiste un codice non scritto, delle leggi fluttuanti nel web ma spietatamente drastiche, un contratto tacito e riconosciuto da tutte, dove vige la legge del " se copi, citi".
Ovvero, se prendi una mia ricetta per postarla nel tuo blog, metti un link sul mio.
Se non lo fai, il tuo blog passa direttamente a reato di plagio punibile dalla Blogosfera con linciaggio verbale in piazza e esilio nell'isola che non c'è.
Sì, siamo un tantinello severe ma dietro ogni ricetta c'è un bel lavoro e se vedi una tua ricetta su un altro blog senza citazione dell'autore, ti girano un po' i muffins...

Non sta scritto da nessuna parte ma si fa per gentilezza, per solidarietà, ma soprattutto per rispetto.
Now.
Anni fa, in televisione, una famosa signora, sorella di un'altra famosa signora, nella sua rubrica di cucina, ha dato generosamente la ricetta della crostata con ricotta e cioccolato. 
Ne rimasi colpita, la feci la sera stessa e l'ho rifatta molte altre volte perchè era di una bontà sublime. 
Semplice, veloce, Parodiana.
Poi ho fatto la mia entrata nel mondo del blog e vidi che in effetti questa ricetta era piaciuta a  molte persone. Un successo esagerato!
La crostata della Benedetta di qua, la crostata della Benedetta di là ma...un momento!
In tv, lei rigrazia sempre le persone che le passano le ricette, ma in modo molto generico.
Non dice mica: se volete le dosi della crostata, telefonate a Sora Pina di Casalpusterlengo e dategli 1 euro per ogni ricetta.
 No!
Lei dice:
 -"Questa ricetta è di Sora Pina ma...ve la do io!! La trovate su mio sito, sul mio libro, nel cd, nel dvd, al cinema e nelle repliche della domenica!".
 E mentre la Sora Pina prende 500 euro di pensione e beve il brodino per scaldarsi, vede alla tivvù, la sua crostata, quella che faceva la nonna di sua nonna, fatta però dalla Signora Parodi, acclamata e amata da tutti.
Vede la sua amata ricetta scritta sui libri e sulle riviste, ma del suo nome nemmeno l'ombra.
E poi arriva un giorno, quando la nipote la va a trovare portandole una crostata di ricotta e cioccolato e esclama:
-" Sai nonnina, l'ho fatta per te, l'ho vista in tivvù, è una ricetta della Parodi!
E a Sora Pina, il brodino le va un po' di traverso...
L'importanza di una semplice citazione.

Al posto della torta ho fatto 10 tortine, al posto del cioccolato fondente ho messo quello bianco.
Al posto della Parodi citerei Sora Pina, ma temo il linciaggio (in esilio già ci sono).



Per la "sbriciolata"
300gr farina
100gr zucchero
100gr burro
1 pizzico di sale
15gr lievito per dolci
1 uovo
Per la farcia
500 g ricotta
120 g zucchero 
50gr cioccolato bianco di buona qualità

Unire zucchero, farina, lievito e sale e creare una fontana. Mettere l'uovo al centro e mescolare brevemente. Aggiungere il burro a pezzetti e lavorare con le mani fino ad ottenere un impasto sbriciolato.
Per fare una torta occorre uno stampo coperto di carta forno di 24cm (dipende poi, se la volete più alta o più bassa). Per fare delle tortine singole ho usato 10 stampini di silicone (base di 5cm, apertura di 7 e altezza di 3cm)
Disporre 2/3 di composto nelle tortine, appiattendole con il dorso di un cucchiaino.
Preparare a farcia, mescolando la ricotta con il cioccolato tritato grossolanamente con un coltello e lo zucchero. Versare nelle formine.
Completare con il restante composto sbriciolato.
Cuocere a 180° per circa 30min o fino a doratura.
Lasciare raffreddare.





SHARE:

domenica 13 dicembre 2015

Grissini alla paprika


Ad una cena ho assaggiato dei grissini, quelli che ti servono per placare la fame e che di solito a me me la fanno passare: dopo un pacchetto sono pronta per il dolce.
In ogni caso, questi grissini avevano un profumo particolare e un gusto che ricordava la sfoglia. Insomma il burro era l'ingrediente segreto: friabili e croccanti, saporosi e saporiti, profumati e profumosi (potrei lavorare alla "Sinonimi & Contrari"). 
Ottimi.
Cosa dice una foodblogger quando assaggia qualcosa di buono? 
LO DEVO RIFARE.
Avevo una ricetta di un libretto, ne ho dimezzato le dosi e ho aggiunto il burro. Alla prima prova erano buoni, alla seconda erano buonissimi.
Li ho fatti in vari gusti, vi propongo per ora quelli alla paprika.
Fa.
Te.
Li.



Per 24 pezzi

230 g farina 00
3 g lievito secco disidratato per lievitati (2 cucchiaini normali, non rasi , non bombati)
70 g burro ammorbidito
circa 100ml acqua
1/2 cucchiaino di zucchero
1/2 cucchiaino di sale
3 g paprika cioè un cucchiaio circa 
olio
In una ciotola versare la farina con lo zucchero, il lievito e la paprika. Unire il burro morbido a pezzetti e lavorare con le mani. Finita la sabbiatura, unire il sale e l'acqua a temperatura ambiente. La quantità di acqua varierà a seconda del tipo di farina. Io non arrivo consumarne 100ml. Lavorare con le mani fino a formare una palla omogenea. Spennellare di olio, coprire la ciotola con pellicola trasparente e con una coperta. Far lievitare per 1 ora. Riprendere la palla e lavorarla brevemente. Farla riposare, coperta, per un altro quarto d'ora. Riscaldare il forno a 180°.
Dividere la pasta in due, stendere la prima con le mani fino a formare un rettangolo calcolando che dovete tagliare 12 strisce di 1 cm di spessore, lunghe circa 15 cm.
Prendere ogni striscia e tirarla sul piano di lavoro per ottenere il doppio della loro misura.
Vi consiglio di non premere nelle estremità: i grissini sono stondati e non a punta!
Sistemarli sulla carta forno non troppo vicini e cuocerli per circa 10/15 minuti.
Devono dorarsi.
Nel frattempo preparare l'altra infornata.
Il mio consiglio è di tirare subito anche gli altri 12 o di conservare la mezza palla in pellicola perché l'impasto si secca.
L'altra nota da darvi è quella di fare misure precise: i grissini non amano i ritagli, quindi se spezzate una striscia troppo lunga, non riuscirete a legarlo ad un altro ritaglio.
Sono riuscita a farli durare fino al giorno dopo ed erano, se possibile, ancora più buoni!

SHARE:

mercoledì 25 novembre 2015

I Cantucci di Prato


Qualsiasi fiorentino ha avuto a che fare con Prato. Vuoi per il lavoro, vuoi per qualche centro commerciale, una volta nella vita Prato ti tocca.
La prima volta che è toccato a me, avevo si e no vent'anni e dopo una serata con le amiche, verso le 3 di notte mi son trovata ad accompagnare una ragazza a casa sua, appunto a Prato. All'andata, guidata da lei, tutto è andato bene. 
A ritorno è stato il delirio, credo di aver raggiunto il letto alle quattro. 
Del pomeriggio. 
La città di Prato, per chi non lo sapesse è costruita su rettilinei e rotonde affiancate da edifici, alberi tutti esattamente uguali. Le indicazioni sono chiare solo a chi è pratese e indicano sempre zone industriali. Puoi fare la strada e memorizzarla: rettilineo-rotonda-rettilineo-rotonda-destra-rettilineo. Se la fai tornando, seguendo esattamente le indicazioni al contrario, ti perdi. Prato vince sempre. Allora ci riprovi e guardi con attenzione quell'edificio bianco con 6 finestre e la pubblicità scritta in cinese. Al ritorno, il cartellone non c'è più. 
E manco l'edificio con le finestre.
A Prato le strade son clonate. 
Che poi, non puoi nemmeno dire, tho' ho sbagliato strada, alla prossima rotonda torno indietro. No! Perché il rettilineo è lungo 12 chilometri e la rotonda che trovi in fondo ha 8 uscite, tutte uguali, ed è enorme, formata da altre piccole sottorotonde, tutte senza punti di riferimento, per cui mentre la circonvalli , perdi il conto e imbocchi il rettilineo sbagliato che ti porterà sull'autostrada a pagamento, dalla quale non puoi nemmeno fare inversione, la quale è sprovvista di autogrill, piazzole di emergenza, benzinai e dove l'uscita più vicina è quella di Bologna!
Ho conosciuto un signore al quale ho chiesto perché si fosse trasferito da Firenze a Prato. Mi ha risposto che non si era trasferito: si era solo perso e non riuscendo a trovare la strada, aveva deciso di comprarsi una casa e farsi famiglia là.
Per questo che i cantucci son duri. La cosa dell'inzuppo nel Vin santo è solo una scusa. La verità, Signori, è che escono dalla pasticceria che sono dei morbidi sablè, ma prima di ritrovar la strada di casa, passa così tanto tempo che diventan duri come sassi.
Maremma bucaiola.


La ricetta è trita e ritrita, collaudata, la migliore in circolazione, l'unica che si avvicina a quelli inimitabili del biscottificio "I Fochi", a Carmignano (Prato) 

Dosi
(ricetta di S.Spilli)

450 g di farina
350 g di zucchero
2 uova intere 
3 tuorli 
1 uovo intero per spennellare
1/2 bustina di lievito
50 g di burro 
200 g di mandorle non spellate


Procedimento

Tostare leggermente le mandorle in forno per qualche minuto a 180°.
Montare con il frullatore elettrico 2 uova intere e 3 tuorli con lo zucchero finché non diventeranno bianche e spumose. 
Unire il burro fuso e intiepidito.
Aggiungere la farina setacciata con il lievito e lavorare l'impasto con le mani
Mano a mano che aggiungerete farina l'impasto diventerà più denso e difficile da amalgamare con il cucchiaio; impastate quindi con le mani. Aggiungere le mandorle cercando di amalgamarle in maniera omogenea.
Infarinare il tavolo di lavoro e formare 3 filoncini spessi un centimetro.
Porli sulla placca ricoperta di carta forno, distanziati tra loro.
Spennellare con l'uovo intero sbattuto e cuocere in forno  a 180° per circa mezz'ora o fino a doratura. I biscotti saranno ancora morbidi, farli intiepidire qualche minuto e poi tagliarli leggermente in obliquo con uno spessore di 1 centimetro e mezzo circa).
Disporli sulla placca e far tostare qualche minuto da entrambe i lati a 100°.
Far raffreddare prima di conservarli in una scatola di latta.
Fate attenzione a non farli cuocere troppo né la prima, né la seconda volta: i cantucci devono essere duri per essere inzuppati del Vin Santo ma dovrebbero anche in linea di massima essere mangiati al naturale...


SHARE:

Printfriendly

© MIEL & RICOTTA. All rights reserved.
BLOGGER TEMPLATE DESIGNED BY pipdig