sabato 13 febbraio 2016

Ciabatta all'olio





Ce l'ho fatta: sono sull'ultimo treno del ritorno, quello che mi porta a casa dopo aver fatto due giorni di scale mobili guaste, metropolitane ricolme delle più variegate etnie, le spalle spaccate dal peso dell'attrezzatura fotografica e i dolori muscolari alle cosce per gli affondi fatti ogni santa volta che mi cadeva qualcosa per terra.  Due giorni (e sono i primi di una lunga stagione), tra Milano e Torino, due città che si muovono a ritmi quasi insostenibili per la mia età e per i chili di materiale che mi porto appresso. Due giorni di freddo intenso che manco in Russia, dove con una mano trascino valigie, cavalletti e reflex e con l'altra cerco di coprirmi la gola con la sciarpa anche se devo mollare la presa  ogni 10 minuti, perché mi squilla il cellulare e ho i guanti di pelle di mia nonna che non sono adatti al touch-screen. Quindi mi devo fermare, togliermi i guanti, rispondere al cellulare che non suona mai quando sono seduta e comoda, no! Suona quando sono con il piede che sta facendo l'ultimo gradino delle scale mobili e ho dietro la fila di milanesi esagitati che mi trascinano dentro una metro che non devo prendere.
Tiro giu qualche santo, fino a che non arrivo nel luogo dove si svolge il corso, che raggiungo solo dopo aver fatto 4 piani rigorosamente a piedi e rendermi conto che tra tutti gli acciacchi della vecchiaia, almeno quello dell'incontinenza non mi appartiene visto che me la  sto trattenendo dal confine svizzero italiano, anche con un certo orgoglio.
Dopo un bellissimo ma comunque estenuante corso, il giorno dopo arrivo alla stazione con un anticipo da applauso, così in anticipo che mi fermo pure a fare colazione, (in piedi, con l'attrezzatura in spalla, perché abbandonarla sia mai!) e scopro 3 minuti prima della partenza del mio treno per Torino che ho sbagliato stazione. L'incubo dei miei incubi. Con rocambolesche scenette, arrivo a destinazione, surgelata, scapigliata lievemente provata.
Ci sono state altre occasioni dove il percorso è stato duro e impervio ma ogni volta mi son detta: "Poteva andare peggio: poteva piovere!"
Sorpresa! Ha piovuto tutti e due i giorni, per 48 ore, per ogni minuto mandato in questa terra, per cui la mano libera con il guanto di nonna che teneva la sciarpa al collo, teneva anche l'ombrello che si apriva al contrario ad ogni angolo di strada e teneva anche il cellulare che mi serviva da navigatore e teneva anche il fazzoletto di carta per asciugare le lacrime, frutti di vento ghiacciato, sforzi e anche un po' di rabbia.

Ce l'ho fatta, sono sul treno che mi porta a casa, sono finalmente seduta, finalmente asciutta e al caldo.
Leggo un bel libro quando la persona seduta accanto al finestrino opposto al mio mi chiama:
"Scusa...tu sei Monique?"
"Si...."rispondo incerta.
"Io seguo il tuo blog: miel&ricotta!"
Cristina.
Cristina l'avevo incontrata esattamente un anno prima nello stesso treno di ritorno e la incontro nuovamente per caso, una coincidenza incredibile, stesso orario, stesso treno, stesso vagone...e stesso posto! Qualcosa che se lo racconti non ci crede nessuno.

Un po' per carattere, un po' per anticonformismo innato, son sempre andata avanti da sola forse perché credo nel detto "chi fa da sé fa per tre"o forse perché detesto le delusioni.
Solo in questo modo non sono mai dovuta scendere a compromessi.
Solo così, non mi sono mai dovuta vendere o cambiare per compiacere ad altri.
E questo è il consiglio che do alla giovane Cristina.
La vita è come questi due giorni: giorni di pioggia battente nei quali ti chiedi perché  diavolo lo fai, giorni in cui ti va di mollare tutto perché non ti senti all'altezza.
La vita è perdere treni, sentirsi inadeguati con guanti non conformi a schermi tattili, sentirsi stanchi e delusi da persone che non sono esattamente quelle che pensavi o che ti fanno sgambetto nel momento in cui iniziano a temerti.
La vita è anche incontrare persone come te che con una frase o un gesto, ti fanno capire che stai facendo bene, che i risultati arrivano per merito tuo e fanno scomparire il dolore ai muscoli.
Anche perché non puo' piovere per sempre...(cit.)
Soprattutto NON nei prossimi week-end che ho i corsi, grazie.



Per 4 ciabatte

400 g farina 00 (io T55)
8 g sale
2 g lievito secco
300 g acqua
50 g circa olio d'oliva

Versare in un bicchiere 50ml di olio.
In una ciotola unire la farina con il lievito e il sale. Versare l'acqua a temperatura ambiente e impastare prima con un cucchiaio di legno e poi con un tarocco o con le mani fino ad ottenere un impasto appiccicoso ma omogeneo. Versare intorno all'impasto, una parte dell'olio, coprire a campana con un'altra ciotola e lasciare riposare per un'ora. Finito il tempo, ripiegare la pasta con 3/4 pieghe semplici e versare ancora una volta l'olio giro-giro. Coprire a campana e lasciare riposare un'altra ora. Ripetere l'operazione altre due volte (in tutto 4 ore).
Dividere l'impasto in 4, lavorare ogni pezzo brevemente e con l'aiuto di POCA farina sul piano di lavoro, formare dei filoncini. Sarà abbastanza appiccicoso.
Disporre distanziate su placca coperta di carta forno e cuocere a 180° fino a doratura.
Lasciar raffreddare completamente.




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domenica 10 gennaio 2016

Poulet à la crème de moutard


"Spero che in questo nuovo anno che sta per cominciare facciate degli errori. Perché se fate errori, state facendo cose nuove, tentando cose nuove, imparando, vivendo, sfidando voi stessi, cambiando voi stessi, cambiando il vostro mondo. 
State facendo cose che non avete mai fatto e, soprattutto, state facendo qualcosa. 
Non rimanete bloccati. Non fermatevi. Non preoccupatevi se non è abbastanza o se non è perfetto, qualunque cosa sia: arte o amore o lavoro o famiglia o vita.
Qualunque sia la cosa che vi spaventa. Fatela.
Fate i vostri errori. Il prossimo anno. E sempre."
Neil Gaiman


Il nuovo, brillante "Taste" è appena uscito, ancora caldo delle nostre mani infarinate e dei nostri cuori sempre entusiasti. E' un Taste&More che ancora una volta vi propone il meglio: 
il thè e il suo culto, con ricette dolci e salate
Il bistrot e il suo charme, dove troverete una mia ricetta che è lontana dalla tradizione italiana ma che vi sorprenderà.
Panzerotti e canederli in tutte le salse, i colori delle spezie, e golosissimi waffel.
Ci abbiamo messo tanto "Taste" per voi, ci abbiamo messo la passione nata da tanti errori, quelli che ci accompagneranno sempre per migliorarci, per essere sempre all'altezza delle vostre aspettative, quelli che ci rendono "More".




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giovedì 7 gennaio 2016

Croque Monsieur Mignon



Il "croque" come dicono i francesi, è una preparazione semplice e sfiziosa fatta con il pain de mie, ovvero  pane a cassetta, il prosciutto, besciamella, formaggio e cotto in forno o à la poile (in padella).
L'origine del nome è ancora sconosciuta, sembra però risalga ai primi del '900.
La variante, meno conosciuta, è il croque-madame sormontato da un uovo au plat (al tegamino).
Oggi sul mio blog, Il famosissimo croque-monsieur si fa finger.
A essere sincera il croque più buono che ho assaggiato era di pane semplice e un po' raffermo, ma per restare nella tradizione, ho preparato i croque-mignon con del pane a cassetta da aperitivo, quelli di 4 cm, da mangiare in un sol boccone.

Per 18 pezzi

36 fette mini da tartina
130 g prosciutto cotto
5 fette formaggio a pasta semidura (tipo fontina)
100 g Gruyère grattugiato
10 g burro
1 cucchiaio farina
pepe
125 ml latte 


In una teglia coperta da carta da forno, sistemate 18 fette di pane. Mettete una fetta ripiegata di prosciutto e una di formaggio su ogni fetta e richiudete con le altre 18.
In una casseruola, sciogliete il burro, aggiungete la farina e mescolate fino a che si stacca dalle pareti. Aggiungete il latte a filo e mescolate velocemente con la frusta. Fate addensare per ottenere la besciamella. Pepate. Spalmare sulle fette, completate con il Gruyère e mettete in forno a 200° per 5/7 minuti , più un paio di minuti di grill.





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sabato 2 gennaio 2016

Tortini alla ricotta di Sora Pina





Tra foodbloggers esiste un codice non scritto, delle leggi fluttuanti nel web ma spietatamente drastiche, un contratto tacito e riconosciuto da tutte, dove vige la legge del " se copi, citi".
Ovvero, se prendi una mia ricetta per postarla nel tuo blog, metti un link sul mio.
Se non lo fai, il tuo blog passa direttamente a reato di plagio punibile dalla Blogosfera con linciaggio verbale in piazza e esilio nell'isola che non c'è.
Sì, siamo un tantinello severe ma dietro ogni ricetta c'è un bel lavoro e se vedi una tua ricetta su un altro blog senza citazione dell'autore, ti girano un po' i muffins...

Non sta scritto da nessuna parte ma si fa per gentilezza, per solidarietà, ma soprattutto per rispetto.
Now.
Anni fa, in televisione, una famosa signora, sorella di un'altra famosa signora, nella sua rubrica di cucina, ha dato generosamente la ricetta della crostata con ricotta e cioccolato. 
Ne rimasi colpita, la feci la sera stessa e l'ho rifatta molte altre volte perchè era di una bontà sublime. 
Semplice, veloce, Parodiana.
Poi ho fatto la mia entrata nel mondo del blog e vidi che in effetti questa ricetta era piaciuta a  molte persone. Un successo esagerato!
La crostata della Benedetta di qua, la crostata della Benedetta di là ma...un momento!
In tv, lei rigrazia sempre le persone che le passano le ricette, ma in modo molto generico.
Non dice mica: se volete le dosi della crostata, telefonate a Sora Pina di Casalpusterlengo e dategli 1 euro per ogni ricetta.
 No!
Lei dice:
 -"Questa ricetta è di Sora Pina ma...ve la do io!! La trovate su mio sito, sul mio libro, nel cd, nel dvd, al cinema e nelle repliche della domenica!".
 E mentre la Sora Pina prende 500 euro di pensione e beve il brodino per scaldarsi, vede alla tivvù, la sua crostata, quella che faceva la nonna di sua nonna, fatta però dalla Signora Parodi, acclamata e amata da tutti.
Vede la sua amata ricetta scritta sui libri e sulle riviste, ma del suo nome nemmeno l'ombra.
E poi arriva un giorno, quando la nipote la va a trovare portandole una crostata di ricotta e cioccolato e esclama:
-" Sai nonnina, l'ho fatta per te, l'ho vista in tivvù, è una ricetta della Parodi!
E a Sora Pina, il brodino le va un po' di traverso...
L'importanza di una semplice citazione.

Al posto della torta ho fatto 10 tortine, al posto del cioccolato fondente ho messo quello bianco.
Al posto della Parodi citerei Sora Pina, ma temo il linciaggio (in esilio già ci sono).



Per la "sbriciolata"
300gr farina
100gr zucchero
100gr burro
1 pizzico di sale
15gr lievito per dolci
1 uovo
Per la farcia
500 g ricotta
120 g zucchero 
50gr cioccolato bianco di buona qualità

Unire zucchero, farina, lievito e sale e creare una fontana. Mettere l'uovo al centro e mescolare brevemente. Aggiungere il burro a pezzetti e lavorare con le mani fino ad ottenere un impasto sbriciolato.
Per fare una torta occorre uno stampo coperto di carta forno di 24cm (dipende poi, se la volete più alta o più bassa). Per fare delle tortine singole ho usato 10 stampini di silicone (base di 5cm, apertura di 7 e altezza di 3cm)
Disporre 2/3 di composto nelle tortine, appiattendole con il dorso di un cucchiaino.
Preparare a farcia, mescolando la ricotta con il cioccolato tritato grossolanamente con un coltello e lo zucchero. Versare nelle formine.
Completare con il restante composto sbriciolato.
Cuocere a 180° per circa 30min o fino a doratura.
Lasciare raffreddare.





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domenica 13 dicembre 2015

Grissini alla paprika


Ad una cena ho assaggiato dei grissini, quelli che ti servono per placare la fame e che di solito a me me la fanno passare: dopo un pacchetto sono pronta per il dolce.
In ogni caso, questi grissini avevano un profumo particolare e un gusto che ricordava la sfoglia. Insomma il burro era l'ingrediente segreto: friabili e croccanti, saporosi e saporiti, profumati e profumosi (potrei lavorare alla "Sinonimi & Contrari"). 
Ottimi.
Cosa dice una foodblogger quando assaggia qualcosa di buono? 
LO DEVO RIFARE.
Avevo una ricetta di un libretto, ne ho dimezzato le dosi e ho aggiunto il burro. Alla prima prova erano buoni, alla seconda erano buonissimi.
Li ho fatti in vari gusti, vi propongo per ora quelli alla paprika.
Fa.
Te.
Li.



Per 24 pezzi

230 g farina 00
3 g lievito secco disidratato per lievitati (2 cucchiaini normali, non rasi , non bombati)
70 g burro ammorbidito
circa 100ml acqua
1/2 cucchiaino di zucchero
1/2 cucchiaino di sale
3 g paprika cioè un cucchiaio circa 
olio
In una ciotola versare la farina con lo zucchero, il lievito e la paprika. Unire il burro morbido a pezzetti e lavorare con le mani. Finita la sabbiatura, unire il sale e l'acqua a temperatura ambiente. La quantità di acqua varierà a seconda del tipo di farina. Io non arrivo consumarne 100ml. Lavorare con le mani fino a formare una palla omogenea. Spennellare di olio, coprire la ciotola con pellicola trasparente e con una coperta. Far lievitare per 1 ora. Riprendere la palla e lavorarla brevemente. Farla riposare, coperta, per un altro quarto d'ora. Riscaldare il forno a 180°.
Dividere la pasta in due, stendere la prima con le mani fino a formare un rettangolo calcolando che dovete tagliare 12 strisce di 1 cm di spessore, lunghe circa 15 cm.
Prendere ogni striscia e tirarla sul piano di lavoro per ottenere il doppio della loro misura.
Vi consiglio di non premere nelle estremità: i grissini sono stondati e non a punta!
Sistemarli sulla carta forno non troppo vicini e cuocerli per circa 10/15 minuti.
Devono dorarsi.
Nel frattempo preparare l'altra infornata.
Il mio consiglio è di tirare subito anche gli altri 12 o di conservare la mezza palla in pellicola perché l'impasto si secca.
L'altra nota da darvi è quella di fare misure precise: i grissini non amano i ritagli, quindi se spezzate una striscia troppo lunga, non riuscirete a legarlo ad un altro ritaglio.
Sono riuscita a farli durare fino al giorno dopo ed erano, se possibile, ancora più buoni!

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