venerdì 27 marzo 2015

Les Anisettes


Il primo ricordo di contatto fisico indelicato risale a più di 3 decenni fa da parte della zia anziana. Quella che tu non conosci ma lei ti ha visto nascere e questo è sufficiente a darle il permesso di baciarti amorosamente lasciandoti strisce da lumaca sulle guance.
Tutti abbiamo avuto una zia lumacona.
I ricordi si fermano poi sul prete che mi scompiglia simpaticamente i miei ricci ed è una cosa che nessuno deve fare. E' il mio tallone d'Achille, le mani altrui tra i miei capelli potrebbero risvegliare istinti aggressivi.
Altro personaggio da detestare è il dottore che ti tasta la pancia, che ti tocca la schiena, e mentre ti tasta devi anche simulare attacchi di tosse e iperventilazione: ma chi ti conosce? Ti ho mai dato confidenza? Dimmi dove devo toccare e cosa devo sentire che faccio tutto da me!
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lunedì 23 marzo 2015

Navette al latte


In una cucina di 4 metri per 3, sopra la tavola di vetro smerigliato, si innalza una sedia. Sopra la sedia, la gamba sinistra di una donna con una tuta da jogging, piedi nudi, una felpa con cappuccio che copre interamente la testa e una sciarpa di lana. La gamba destra è poggiata sulla finestra che da sul tetto. 
Davanti a lei un cavalletto esteso alla massima lunghezza. Sopra al cavalletto una macchina fotografica e davanti ad essa, sopra la tavola di vetro smerigliato, una tavola di plastica da bambini  con sopra due scatole (una sopra l'altra, neanche a dirlo...) e ancora sopra, una tavola in legno.
Una sorta di matriochka che si sviluppa in altezza.
Sopra la tavola in legno giace un tovagliolo e un coltello. Ai lati ci sono 3 pannelli in tre materiali e grandezze diverse, sorretti dalle ante della finestra, in bilico tra la tavola di legno e i lampadari da soffitto dell'Ikea. 
La finestra è aperta e fuori c'è una bellissima giornata di neve svizzera con una simpatica temperatura glaciale.
La donna ha il naso rosso, geme per lo sforzo dei femorali posteriori e in un equilibrio da far invidia ad una circense cinese, imprecando in greco antico, scatta foto ad un panino al latte.
Sì perchè questa simpatica allieva Orfei, il panino lo vuole immortalato con una luce che solo lei sa quale.
Nel momento di massimo sforzo fisico e mentale, delle giovani voci si avvicinano alla porta di entrata. 
Cielo, mio figlio con gli amici!
I quattro si piantano davanti alla porta della cucina. Osservano la scena, le loro teste fumano nel tentativo di trovare una spiegazione plausibile a quello che vedono.
E' già tanto se non tirano fuori i cellulari per scattare foto a questo strano macaco.
Dieci secondi di misterioso silenzio. La donna spera che almeno uno su quattro, stia pensando qualcosa del tipo:
"Ah sì, è normale, fa le foto per il blog."
E invece il silenzio si fa albume montato a neve e qualcuno sente il bisogno di romperlo:
"Bonsoir Madame."
In tre guardano il figlio della circense con strane espressioni del viso. Si infilano in camera e attraverso la porta chiusa si sente un:
-"Qu'est ce qu'elle fou, ta mer??"* 
Seguìto da una risposta dall'aria rassegnata:
-"Elle est folle"
Dono della sintesi maschile.
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martedì 17 marzo 2015

Flapjack gianduia



No, nemmeno questa è una ricetta light, non vi fate confondere dal fatto che sono barrette con avena perché è una bugia: è crema di gianduia nascosta bene tra i cereali.
'Na bomba calorica.
Il flapjake è un dolcetto inglese fatto da fiocchi d'avena, l'immancabile golden syrup e burro. Oggi lo propongo senza golden syrup che tanto non è sempre reperibile ma con l'aggiunta di crema nocciolata e nocciole tritate. 
Addio original flapjack.
Questa versione nasconde pure una doppia goduriosa faccia.
Una volta tagliati a cubotti o rettangolotti (oddio ma come parlo?!), potete prenderli a martellate (anche meno) per ottenere una granola interessantissima che versata e mescolata allo yogurt potrebbe anche cambiarvi la giornata.
Do it, now.
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giovedì 12 marzo 2015

Tarte au Chocolat meringuée



Lo ridico? 
Non son brava a far dolci. Solo il fatto di dover usare più di 4 ingredienti e rischiare di dover buttare tutto mi fa venire l'ansia da prestazione e regolarmente succede proprio che io debba infilare il prodotto finale, di solito somigliante ad un residuo stomachevole, nella spazzatura. Per l'appunto tra le amiche blogger ne ho una che fa i dolci ad occhi chiusi: Paola. 
Sgrunt.
L'ansia aumenta perché temo il suo giudizio che per carattere non è mai troppo diplomatico:
-"Moni, fa schifo, che brutta decorazione".
Viva la sincerità.
Giuro, sono una persona dalla manualità sviluppatissima, eppure ci son due cose che mi fanno tremare: la decorazione sulle torte e il cucito.
A lezione di sartoria,  attaccando un bottone di una camicia che tenevo sopra le ginocchia, mi son cucita insieme anche la gonna che avevo addosso. 'Na tragedia.
Sono arrivata alla conclusione che esistono due tipi di manualità: quella di serie e quella creativa.
In quella di serie si è bravi a continuare all'infinito e velocemente lo stesso movimento sincopato. In quella creativa si ha bisogno di riflettere, creare modelli nuovi, originali e diversi. 
Io ho una manualità sincopata, da operaia di fabbrica insomma. 
Diciamo che in un'ipotetica pasticceria, Paola farebbe le decorazioni meglio del Brunelleschi e io arrotolerei 120 cornetti in 17 minuti netti.
Poi però faccio mangiare tutto a lei, così io rimango una modella e lei tutta ciccia e brufoli. Tiè.
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martedì 10 marzo 2015

Biscotti Anzac


Per denti che non temono niente e nessuno, i biscotti ANZAC detti anche "biscotti del soldato" sono i croccantissimi cookies fatti con avena, golden Syrup e cocco. 
Nati dalle mani delle mogli dei soldati in guerra, venivano preparati con ingredienti semplici e di facile reperibilità ma soprattutto senza l'ausilio di uova proprio per farli durare a lungo e per resistere a viaggi in lontane destinazioni.
ANZAC infatti è semplicemente l'acronimo di Austrialian and New Zealand Army Corps, uno dei corpi di spedizione nel Mediterraneo durante la prima guerra mondiale.
Li ho fatti, ero troppo curiosa. 
Mi sono documentata e sono entrata nel personaggio di moglie di soldato agli inizi del 1900. Mi son pure messa la cloque in testa e la gonna a metà polpaccio (che tanto mi sfila, nevver?). Li ho fatti raffreddare in gratella mentre ballavo un jazz suonato da un rauco grammofono e li ho impacchettati con carta di riso e canna di bambù.
Ora, per essere coerente, dovrei spedirli a mio marito in guerra.
Mi vedo già la faccia dell'impiegato delle poste...

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