mercoledì 13 aprile 2016

Panini con mostarda di Dijon e...#Instagram


Ho fatto da poco il mio ingresso nel colorato mondo di #Instagram.
Non so perché, è una di quelle cose che da qualche anno a questa parte, faccio per inerzia, un po' per sentirmi #gggiovane, un po' perché mi rendo conto che, soprattutto con il mio #lavoro, essere sempre #on line e raggiungibile in rete fa la differenza.
Ebbene ho ben capito che come in tutti i social, hai chi ti segue e chi segui tu, in un girotondo infinito di inseguitori, e che devi postare, postare, postare tutto quello che ti passa da sotto al #naso, mettere filtri, mettere hashtag e via all'inseguimento.
E ho capito che come al solito mi comporterò da #canesciolto e postero' quando ho da postare, quello che voglio davvero postare e seguirò chi davvero mi piace.
Un giorno mi capita una persona che mi segue (che detta così, son già in #ansia e mi vien da guardarmi alle spalle), e nel suo profilo c'è scritto in maniera perentoria: 
Se mi segui solo per farti seguire e poi mi cancelli, ti cancello anche io.
No ma prego, analizziamo.
Facendo due calcoli, tu, perspicace e intelligentona di una ragazza, ogni giorno prendi nota di tutti quelli che hanno cliccato sul tasto "segui" e la sera li spunti: se ci sono ancora, tutto bene. Se si son tolti, li togli anche tu. Solo che devi fare così ogni #sera per tutti i #followers perché qualcuno che ti segue da 2 anni magari ora si è tolto, quindi dovrai tornare indietro ai followers di due anni fa e cancellarti dai loro followers se il follower non è più tra i tuoi.
Mi fa mal di #testa, a te no?
A parte il fatto che la prima domanda che mi sorge è: 'ndocaz trovi il tempo? Ma poi, non sarebbe più semplice seguire solo chi ti interessa davvero a prescindere se l'altra persona ti segua o no? 
Ma non per tattica social, ma per questione di #carattere, di #personalità, quello che manca a miliardi di persone.
I miei panini di oggi ne hanno di più.
#Ehodettotutto.




Una delle mostarde più famose in Francia è quella di Dijon. 
La senape è una pianta dell'Asia e cresce spontanea e perenne. Il frutto sviluppa il baccello dal quale vengono estratti i semi che vengono tritati per ottenere la senape in polvere. Questa polvere, ulteriormente trattata, assume un odore e un colore caratteristici e viene chiamata mostarda.
Nella mostarda di Dijon Gros-Grain , i semi vengono lasciati interi quindi l'aspetto sarà granuloso e rustico.

Tra la Francia e la Svizzera è molto usata e io la impiego spesso per creare l'emulsione di salse per insalate, insieme a l'olio e il sale, oppure nei sandwiches o come accompagnamento per le carni.


Per 4 panini


Ingredienti

250 g farina 00
190 g acqua
5 g sale
4 g lievito disidratato
1 pizzico di zucchero 
1 cucchiaio di mostarda gros-grains
Procedimento

In una ciotola unite la farina con il sale, lo zucchero e il lievito. Unire l'acqua e la mostarda. Mescolate con un cucchiaio di legno fino ad ottenere un impasto omogeneo e appiccicoso: è normale.
Coprite a campana, lasciate riposare per 20 minuti e procedete con le pieghe semplici (vedi video su "baguettes")
Proseguite come segue:
1°giro di pieghe e lasciate riposare 20 minuti coperto a campana
giro di pieghe e lasciate riposare 20 minuti coperto a campana
giro di pieghe e lasciate riposare 20 minuti coperto a campana
giro di pieghe e lasciate lievitare coperto a campana, fino al raddoppio (1 ora e mezza/ 2 ore) 

Nel primo giro l'impasto si appiccica alle mani, nell'ultimo, l'impasto ha preso forza, sostegno e ha modificato la sua struttura. 
Versate l'impasto su un piano leggermente infarinato (l'impasto è ancora un po' appiccicoso, cercate di aggiungere meno farina possibile) e procedete con semplici pieghe a tre, lasciate riposare per 20 minuti a campana e ripetete l'operazione.

Dopo l'ultima piega, dividete l'impasto in 4 pezzi uguali. Pirlate le palline in modo che risultino lisce ma non maneggiatele troppo. Disporle su carta da forno sopra la leccarda. Coprite con un panno e lasciate riposare per 20 minuti. 
Terminati i 20 minuti, accendete il forno a 180°. Infilate nella base del forno, un pentolino in ferro.
Praticate due tagli a croce sopra ogni panino: i tagli devono essere fatti velocemente (come potete vedere l'impasto è morbido e tenderebbe a essere trascinato dalla lama) tenendo il cutter o la lametta a 45.
Infornate nel piano più basso che avete nel forno, riempite il pentolino di acqua con l'aiuto di un bricco e cuocere per circa 2o minuti. 
Lasciate raffreddare del tutto.



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martedì 12 aprile 2016

Pesto di asparagi




Dopo l'interminabile lista delle cose che non mangio, perché sono la Signorina No, finalmente vi confesso che il pesto è qualcosa che sì, mi piace e che faccio volentieri. 
Esistono un'enormità di pesti differenti. 
A parte il mondialmente famoso pesto alla Genovese, quello alla Siciliana e la sua variante Trapanese, ne esistono di gustosi, colorati e originali. 
Ci vuole una base che puo' essere la rucola, i pomodorini, olive, poi la frutta secca come i pinoli oppure i pistacchi o le mandorle e un formaggio come il pecorino o ricotta di mucca. Per ultimo, un profumo come la salvia, il basilico o la menta.
Le varianti sono infinite e arriverò ad incrociarle tutte, a sperimentare con alambicchi e dosi al grammo. 
Mi vedo con il camice bianco, in una cantina di notte, a creare Frankpestostein e al mio pesto batterà un cuore vero, ah-ah-ah-ah (risata maligna).
Per ora vi propongo l'ultimo arrivato in casa Miele&Ricotta, da provare con la pasta ma anche con il pane abbrustolito.
Le dosi sono quelle create a mio gusto e somiglianza, ma naturalmente possono variare aumentando, diminuendo, omettendo. Unica nota, non esagerate con l'aglio, che va bene che scaccia i vampiri ma pure l'uomo della vostra vita, due passi correndo se li fa.
Vi lascio la ricetta e vado a concepire nuovi sapori.
Ah-ah-ah-ah.
E sparisco nel buio della cantina.


Pozione per pesto di asparagi verdi:
250g asparagi verdi
1 pizzico di sale
1 pizzico di zucchero
30gr pinoli
50g parmigiano reggiano
1 spicchio d'aglio piccolo
olio EVO, sale, pepe 



Lavare gli asparagi, tagliare la parte legnosa, tagliarli in tre e cuocerli per circa 10min in acqua bollente con un pizzico di sale e uno di zucchero.
Scolarli e lasciarli sotto il getto dell'acqua ghiacciata per conservare il colore vivo.
Asciugarli molto bene con carta da cucina.
Unire nel mixer i pinoli, il parmigiano grattugiato, l'aglio e gli asparagi e frullare con l'aiuto di un filo d'olio fino ad ottenere una crema omogenea. Correggere di sale e completare con una macinata di pepe.






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giovedì 7 aprile 2016

ciambella agli albumi e...le 500 euro



Scendo con il treno a Milano e mi dirigo verso la metropolitana. 
Solo dinnanzi al signore del tabacchi che mi chiede l'euro e 50 centesimi per il biglietto, mi rendo conto che non ho spicci e che ho soltanto una sola, unica banconota. 
Non da 10, non da 100 e manco da 200. Ho nel portafoglio, come fossi Miss Trump, una banconota da 500 euroni che ho prelevato in Svizzera prima di partire. 
Non so come mi sia venuto in mente di arrivare con un pezzo così grande, ma in quel momento non potevo presentarlo al tabacchi per una spesuccia esigua. 
Grazie alle informazioni del venditore, mi dirigo verso il cambio. 
Change. 
Quello che due decenni fa era appostato in stazioni, centri storici, porti e aeroporti e che oggi  nessuno guarda più.
-"Salve, chiedo al ragazzo dentro al gabbiotto, mi può cambiare queste 500, per favore?"
-Ehm, si ma mi deve comprare qualcosa."
Giuro, ha detto così.
Cado dal pero e penso in due nani secondi, in successione:
A- Cos'è, candid camera?
B- I VuCumprà degli anni 80 si sono evoluti.
C- 'azzo sta dicendo questo scemo?
E invece dalla bocca mi esce un sottile "Pardon??"
Sì, per farmi cambiare 500 euro, avrei dovuto acquistare una mappa di Milano.
O della Croazia, a scelta.
Mi dice che devono giustificare il cambio.
Rimango senza parole, un paio me le devo trattenere.
Non ho tempo da perdere ma decido di perdere il grande affare proposto.
Sulla destra un supermercato. Mi ci infilo che ancora non so cosa sto facendo ma so che in meno di 5 minuti devo prendere la metro. Entro con le due valigie a seguito come fossero chihuahua, mento alto, spalle in su, mi dirigo verso il reparto dolciumi. Agguanto un pacco di Fiesta e mentre mi incammino verso la cassa, lo scarto con veemenza, apro la confezione singola, tiro un morso alla Fiesta, sniffandone la percentuale di alcool: mi servirà per affrontare la situazione che mi si presenterà tra qualche secondo.
Presento il pacco aperto sul tapis roulant. La cassiera batte il prezzo e sospira un laconico:
-Fanno 3,95."
A quel punto, sfodero tutte le mie facce da culo che non ho mai avuto in una vita e tiro fuori il bigliettone violaceo.
La cassiera lo prende tra le dita e senza guardarmi negli occhi, con voce abbastanza alta esclama:
-"Questa vuole pagare la confezione da 3,95 con un pezzo da 500..."
Non sta parlando da sola, parla con la collega che è di spalle e la collega di rimando:
-" Eh, se non l'abbiamo, non l'abbiamo neh!"
Ma la mia cassiera sa che ha le mani legate perché ho tirato un morso ad un prodotto ancora da pagare.
E i soldi ce li ho. Un pezzo da 500, ma ce li ho.
Io resto impassibile, con le mie facce di culo una sopra l'altra.
Ci guardiamo fisse come due cow-boys nelle migliori pellicole di Far West.
Lei stringe gli occhi in segno di sfida, io mastico la Fiesta come tabacco. 
Ci mette pochi secondi a capire che non ha scelta, che non può chiamare la sicurezza, che dovrà cedere.
Abbassa gli occhi, è la resa.
Apre la cassa e inizia a contare: 
-100, 200, 300, 400, 450, 490, 496 e 5 centesimi, per lei, arrivederci-e-grazie.

Esco dal super con alito alcolico, un pacco sbrindellato  sotto il braccio, i miei fedeli chiwawa, la conferma che la Fiesta è 'na goduria e che a 42 anni ho imparato che educazione e gentilezza non sempre ripagano.
Mai come un paio di facce di chiul.


Ricetta di Ricette dal mondo

150 g farina
225 g zucchero a velo
250 g albumi
125 g olio di semi
1 bacca di vaniglia
1 bustina di lievito chimico

In una ciotola capiente unire lo zucchero con la farina, l'olio, i semi di vaniglia e il lievito. Mescolare molto bene fino a creare un composto sodo. In un'altra ciotola, battere gli albumi a neve. Incorporare un cucchiaio al composto di zucchero, in modo da ammorbidire l'impasto. Unire il resto degli albumi a poco a poco, mescolando sempre dal basso verso l'alto. Imburrare e infarinare una forma a ciambella da 24 cm (oppure usare quella in silicone). Cuocere a 180° per circa 20/30 minuti (farà fede la prova dello stecchino). Fare raffreddare completamente e sformare.
Decorare con zucchero a velo o con glassa all'acqua.
Per la glassa:
250 g zucchero a velo
4 cucchiai di acqua
Setacciare lo zucchero, portare vicino a ebollizione l'acqua e versarla sullo zucchero. Mescolare velocemente e versare sulla ciambella

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martedì 22 marzo 2016

Feta fritta




Maledetti negozi di casalinghi.
L'oggettistica per casa e cucina ha aumentato la domanda e questi stramaledetti negozi ti vendono il mondo. 
In questi maledettissimi negozi c'è tutto quello che si può  desiderare, per tutti i gusti, per tutte le tasche.
Colori, stili a prezzi spesso stracciati.
Maledetti: ci passi accanto solo per guardare le vetrine e una forza estranea ti risucchia dentro. Fai un giro senza cestino perché tanto non vuoi-non devi comprare niente e ti trovi a non riuscire nemmeno a camminare da quante cose hai incastrate tra le braccia e la pancia. 
Ah! Ha preso le posate di acciaio satinato? Ma lo sa che con le posate c'è la padella wok in promozione? Bene Signora, quindi le unisco la padella wok: la vuole nei colori pastello o quelli vintage? Bene, tutti i colori. Visto che ci siamo, mi permetto di offrirle un fa-ravioli dolci. Ma come, non sa cosa sono i ravioli dolci? Qui c'è un libro di ricette sui ravioli dolci, mettiamo anche questo nel conto? Sisi, sono ricette di tradizione, questa ad esempio è una pasta fatta con le formine, bella eh? Ma certo che le abbiamo queste formine! Come le vuole? Pastello o colori opachi? Tutte? Bene signora, allora vediamo, il totale è...come dice? Ahhh, si questi piattini li abbiamo messi proprio qui vicino alla cassa perché sono a sconto, un euro ciascuno, tutti diversi tra loro, carini nevver? Quanti gliene metto? Nono, signora. Quei cestini non sono in vendita, sono per noi commesse, per raccogliere gli oggetti. Ma signora, non posso vendergli le lampade, fanno parte dell'arredamento del negozio. No, signora! Scenda da là, non faccia così, le prometto che chiamo il direttore per sapere se posso staccare questa tavola invecchiata dal magazzino, ma scenda da là per l'amor di Dio!

Maledetti! Stavo camminando tranquilla, erano 6 giorni e 8 ore che ero pulita, senza acquisti. Sei giorni che non cadevo in tentazione e cosa ti vedo in vetrina? 
Un cestino mini per i fritti. Entro, compro, esco.
Indolore.
Due settimane per cercare una ricetta che potesse fare al mio caso, perché le cose si sono invertite. Non decido la ricetta e compro il prop ma compro il prop e ci attacco la ricetta.
Volevo un fritto salato, magari un formaggio, magari un finger.
Una volta trovata la ricetta, fatto il set e scattata la foto mi pento. Quel cestino non ha più valore, sfruttato, una notte e via. 
Basta, questa è l'ultima volta, non lo faccio più, entro in comunità.




200 g feta
pan grattato
2 uova
semi di sesamo nero
olio di semi per friggere

Tagliare la feta a cubetti di circa 2 cm e asciugarla benissimo con carta assorbente. In un padellino, far tostare il pan grattato, far raffreddare e poi dividerlo in due ciotole: in una di queste, aggiungere il sesamo.
In un'altra ciotola battere leggermente le due uova.
Passare ogni cubetto nell'uovo, sgocciolare, passarlo nel pan grattato normale, poi ancora una seconda volta nell'uovo e per finire nel pan grattato con il sesamo.
Disporre i cubetti su carta forno e lasciare raffreddare in frigo per 2 ore.
Scaldare l'olio in una padella, adagiare i cubetti e girarli dall'altro lato una volta raggiunta la doratura.
Trasferire su carta assorbente e servire.

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sabato 13 febbraio 2016

Ciabatta all'olio e...non può piovere per sempre





Ce l'ho fatta: sono sull'ultimo treno del ritorno, quello che mi porta a casa dopo aver fatto due giorni di scale mobili guaste, metropolitane ricolme delle più variegate etnie, le spalle spaccate dal peso dell'attrezzatura fotografica e i dolori muscolari alle cosce per gli affondi fatti ogni santa volta che mi cadeva qualcosa per terra.  Due giorni (e sono i primi di una lunga stagione), tra Milano e Torino, due città che si muovono a ritmi quasi insostenibili per la mia età e per i chili di materiale che mi porto appresso. Due giorni di freddo intenso che manco in Russia, dove con una mano trascino valigie, cavalletti e reflex e con l'altra cerco di coprirmi la gola con la sciarpa anche se devo mollare la presa  ogni 10 minuti, perché mi squilla il cellulare e ho i guanti di pelle di mia nonna che non sono adatti al touch-screen. Quindi mi devo fermare, togliermi i guanti, rispondere al cellulare che non suona mai quando sono seduta e comoda, no! Suona quando sono con il piede che sta facendo l'ultimo gradino delle scale mobili e ho dietro la fila di milanesi esagitati che mi trascinano dentro una metro che non devo prendere.
Tiro giu qualche santo, fino a che non arrivo nel luogo dove si svolge il corso, che raggiungo solo dopo aver fatto 4 piani rigorosamente a piedi e rendermi conto che tra tutti gli acciacchi della vecchiaia, almeno quello dell'incontinenza non mi appartiene visto che me la  sto trattenendo dal confine svizzero italiano, anche con un certo orgoglio.
Dopo un bellissimo ma comunque estenuante corso, il giorno dopo arrivo alla stazione con un anticipo da applauso, così in anticipo che mi fermo pure a fare colazione, (in piedi, con l'attrezzatura in spalla, perché abbandonarla sia mai!) e scopro 3 minuti prima della partenza del mio treno per Torino che ho sbagliato stazione. L'incubo dei miei incubi. Con rocambolesche scenette, arrivo a destinazione, surgelata, scapigliata lievemente provata.
Ci sono state altre occasioni dove il percorso è stato duro e impervio ma ogni volta mi son detta: "Poteva andare peggio: poteva piovere!"
Sorpresa! Ha piovuto tutti e due i giorni, per 48 ore, per ogni minuto mandato in questa terra, per cui la mano libera con il guanto di nonna che teneva la sciarpa al collo, teneva anche l'ombrello che si apriva al contrario ad ogni angolo di strada e teneva anche il cellulare che mi serviva da navigatore e teneva anche il fazzoletto di carta per asciugare le lacrime, frutti di vento ghiacciato, sforzi e anche un po' di rabbia.

Ce l'ho fatta, sono sul treno che mi porta a casa, sono finalmente seduta, finalmente asciutta e al caldo.
Leggo un bel libro quando la persona seduta accanto al finestrino opposto al mio mi chiama:
"Scusa...tu sei Monique?"
"Si...."rispondo incerta.
"Io seguo il tuo blog: miel&ricotta!"
Cristina.
Cristina l'avevo incontrata esattamente un anno prima nello stesso treno di ritorno e la incontro nuovamente per caso, una coincidenza incredibile, stesso orario, stesso treno, stesso vagone...e stesso posto! Qualcosa che se lo racconti non ci crede nessuno.

Un po' per carattere, un po' per anticonformismo innato, son sempre andata avanti da sola forse perché credo nel detto "chi fa da sé fa per tre"o forse perché detesto le delusioni.
Solo in questo modo non sono mai dovuta scendere a compromessi.
Solo così, non mi sono mai dovuta vendere o cambiare per compiacere ad altri.
E questo è il consiglio che do alla giovane Cristina.
La vita è come questi due giorni: giorni di pioggia battente nei quali ti chiedi perché  diavolo lo fai, giorni in cui ti va di mollare tutto perché non ti senti all'altezza.
La vita è perdere treni, sentirsi inadeguati con guanti non conformi a schermi tattili, sentirsi stanchi e delusi da persone che non sono esattamente quelle che pensavi o che ti fanno sgambetto nel momento in cui iniziano a temerti.
La vita è anche incontrare persone come te che con una frase o un gesto, ti fanno capire che stai facendo bene, che i risultati arrivano per merito tuo e fanno scomparire il dolore ai muscoli.
Anche perché non puo' piovere per sempre...(cit.)
Soprattutto NON nei prossimi week-end che ho i corsi, grazie.



Per 4 ciabatte

400 g farina 00 (io T55)
8 g sale
2 g lievito secco
300 g acqua
50 g circa olio d'oliva

Versare in un bicchiere 50ml di olio.
In una ciotola unire la farina con il lievito e il sale. Versare l'acqua a temperatura ambiente e impastare prima con un cucchiaio di legno e poi con un tarocco o con le mani fino ad ottenere un impasto appiccicoso ma omogeneo. Versare intorno all'impasto, una parte dell'olio, coprire a campana con un'altra ciotola e lasciare riposare per un'ora. Finito il tempo, ripiegare la pasta con 3/4 pieghe semplici e versare ancora una volta l'olio giro-giro. Coprire a campana e lasciare riposare un'altra ora. Ripetere l'operazione altre due volte (in tutto 4 ore).
Dividere l'impasto in 4, lavorare ogni pezzo brevemente e con l'aiuto di POCA farina sul piano di lavoro, formare dei filoncini. Sarà abbastanza appiccicoso.
Disporre distanziate su placca coperta di carta forno e cuocere a 180° fino a doratura.
Lasciar raffreddare completamente.




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