martedì 12 dicembre 2017

Corsi food photography Italia


La fotografia del cibo nasce per necessità di comunicazione visiva.
Una bella foto accanto ad una ricetta attira l’attenzione, rende giustizia alle parole e suscita piacevoli sensazioni gustative.
Tramite lo studio di colori, linee armoniche e regole di composizione, una pietanza può diventare superbamente gustosa rispecchiando la sensibilità di chi la fotografa.
Nel mondo della fotografia del cibo due figure lavorano sempre in coppia esovente sono la stessa persona. Sono il food photographer ed il food stylist: ruoli che richiedono competenza ed abilità.
Con la nascita del food blogging nasce, per chiunque prepari ed assaggi ricette per poi condividerle sul web, l’esigenza di avvicinarsi a queste figure professionali per rendere le proprie creazioni più accattivanti. Oltre al background di competenze, le differenze tra un food fotographer professionista ed un food blogger sono sostanziali: l'attrezzatura tecnica ed il tempo a disposizione.
Ed è qui che entra in scena Dazzero.



I corsi DAZZERO sono rivolti a neofiti e non: sono strutturati per accogliere chiunque desideri avvicinarsi alla food photography per la prima volta o a chi necessita affinare la propria preparazione fotografica e creativa.
I corsi sono finalizzati ad un apprendimento o miglioramento della tecnica e della composizione armonica nella fotografia di cibo, con lezioni teoriche e pratiche ed un supporto anche post-corso.
Più di 100 allievi da tutta Italia nel 2016 hanno partecipato ai corsi di foodphotography DAZZERO, sviluppando una visione più consapevole e portando con sé risultati eccellenti.

I corsi DAZZERO sono attualmente gli unici corsi itineranti in Italia e si svolgono nella vostra città in due giornate:

Corso base

Il corso ti da’ la possibilità di cominciare da zero, scoprire come funziona la reflex, le impostazioni fondamentali di controllo dell’ esposizione in termini di diaframma-tempo-ISO nelle varie modalita’P, A, S e M, come controllare luce, messa a fuoco, profondità di campo, bilanciamento del bianco e nozioni sulla gestione, degli spazi e dell’attrezzatura. La mattinata sarà dedicata alla teoria e alla tecnica, mentre il pomeriggio metteremo in pratica quanto esposto, consigliandovi al meglio.


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Corso food styling


Il corso propone lo studio del food styling non solo per immortalare il cibo ma anche per raccontare una storia, per stuzzicare emozioni che vanno al di là del piatto. L'obiettivo è quello di migliorare le foto attraverso la composizione fotografica del set, quindi con lo studio delle regole armoniche, bilanciamento di linee e colori, come rendere accattivante una preparazione, trucchi e segreti del mestiere. E' appositamente fatto per persone che non hanno studio fotografico, ombrellini e faretti ma una semplice cucina. 
La mattina sarà dedicata alla teoria e il pomeriggio faremo molta pratica con diversi tipologie di set.

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Dove e quando? 
I corsi Dazzero vengono svolti in tutta Italia, nelle più grandi città.
Segui la pagina su FB (Moni Qu Photography) per poter essere aggiornato sugli eventi, oppure scrivimi in privato.

Come sono strutturati? 
I corsi si svolgono in due giornate: il sabato con il "food base" e la domenica con lo "food styling".

Quanti iscritti saremo? Le classi sono composte da massimo 13 persone.

Cosa devo portare? Porta la tua reflex e l'obiettivo che usi per le tue foto di food. Se non hai ancora fotocamera ma intendi comprarla, sono disponibile per consigli: scrivimi!

Quanto mi costa? Il corso intero delle due giornate (base e stile) più aggiornamenti sul gruppo FB, aiuti e consigli post-corso, costa 200 euro pagabili tramite bonifico (


Perché dovrei venire al tuo corso? Perché faccio il mio lavoro con passione, cuore e sentimento. Perché ti seguiro' post-corso per raggiungere i tuoi obiettivi, perché mi trovi sempre disponibile a consigliarti per il meglio e a migliorarti.

Per iscriverti, invia una mail a

monique.donnet@hotmail.com






DAZZERO

propone dei corsi avanzati indirizzati a chi ha già frequentato i due corsi precedenti e ha nozioni base di tecnica e composizione.





Corsi avanzati




Corso di gestione libreria immagini e sviluppo del RAW il negativo digitale con esempi e applicazioni in Lightroom.
Una buona tecnica fotografica è la base per scattare belle immagini, ma con l’avvento della fotografia digitale, dove lo sviluppo del RAW ha sostituito lo sviluppo del negativo, è fondamentale saper padroneggiare gli strumenti di sviluppo ed elaborazione dei propri “negativi digitali”.
Ugualmente importante è l’organizzazione e la gestione della grande quantità di immagini che produciamo sia in fase di importazione, selezione e ricerca. Questo ci permette di trascorrere più tempo nello sviluppo o con la fotocamera e quindi di essere più creativi.

Per questo il corso si focalizza sull’utilizzo del programma più diffuso e usato: Lightroom, nei corrispondenti due moduli chiamati Libreria e Sviluppo.
Ma lo scopo del corso rimane quello di dare un metodo di organizzazione delle proprie immagini e un flusso di sviluppo dei file RAW in generale, per permettere a chiunque di poter sviluppare in modo creativo le proprie immagini con qualunque strumento di sviluppo simile come anche i software resi disponibili da Nikon o Canon con le proprie fotocamere.
Chi vorrà potrà portare dei propri file RAW che saranno sviluppati durante la lezione.

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Dove e quando? 
I corsi Dazzero vengono svolti in tutta Italia, nelle più grandi città.
Segui la pagina su FB -Moni Qu Photography- per poter essere aggiornato sugli eventi, oppure scrivimi in privato.

Come sono strutturati? 
I corsi si svolgono in due giornate.

Quanti iscritti saremo? Le classi sono composte da massimo 12 persone.

Cosa devo portare? la tua reflex o la carta SD e il notebook con LR installato.

Quanto mi costa? Il corso intero delle due giornate più aggiornamenti sul gruppo FB, aiuti e consigli post-corso, costa 200 euro fatturabili, pagabili tramite bonifico.

Per iscriverti, invia una mail a
monique.donnet@hotmail.com

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domenica 3 dicembre 2017

Dark mood & Still life



(foto in alto: antonella Pagliaroli)

Nell’ambito della food photography uno dei mood attualmente più in voga è il DARK MOOD: foto caratterizzate da sensazioni di oscurità e contrasti nelle quali il soggetto passa inizialmente in secondo piano per poi essere reso superlativo grazie alla gestione delle luci.
Le foto "dark" sono spesso erroneamente confuse con le still life.

Lo still life è la traduzione in inglese della nostra natura morta, resa celebre da artisti già nell'antichità grazie ai mosaici, per rappresentare con soggetti inanimati, la bellezza e l'effimerità della vita. Le nature morte più celebri sono probabilmente quelle del Rinascimento, del '600 e '700, rese tali da artisti come Caravaggio, Fede Galizia, Paolo Porpora o gli olandesi Pieter Claesz e Willem Kalf..
Nella fotografia uno dei pionieri è stato Roger Fenton, il primo reporter inglese di guerra nella storia della fotografia che si cimento' nel 1860 in una serie di stereoscopie di  nature morte.



 Caravaggio

Roger Fenton  



Si tratta di immagini (dipinti o foto) di fiori, piante, frutta verdure o oggetti di uso quotidiano che diventano simbolo di  un messaggio più profondo, andando a toccare le corde delll'emozione, del sentimento, grazie al sapiente utilizzo di composizioni e una cosciente gestione della luce.

Nella food fotography, le foto still life si basano su soggetti più o meno illuminati, di solito ripresi con un'angolazione a 30° o 45°con backstage scuri, dal grigio, antracite ai neri più profondi. La composizione è di enorme importanza, ci vuole uno studio delle linee armoniche e una discreta sensibilità artistica. 

Il peso visivo (ovvero la capacità di una forma di attirare l'attenzione), le proporzioni e gli equilibri diventano essenziali. 
Stiamo pero' parlando di soggetti con luci che possono variare a seconda dello stile e del gusto del fotografo. 
Uno still life non è necessariamente con uno sfondo scuro o con luci morbide. Puo' benissimo essere tutt'altro basta che il soggetto sia una natura morta.
Ecco tre esempi completamente diversi a livello di base, sfondi e luci ma tutte accomunate dallo stesso tipo di rappresentazione still life.




Le foto dark mood sono confuse con le still life dagli sfondi scuri (come la foto 3 in alto) perché si percepiscono uguali a livello luce, spesso soffusa. In realtà le dark fondano il loro essere sulle sensazioni, sul piano suggestivo e sulla carica emozionale che scaricano sull'osservatore.

Le foto dark utilizzano giochi di luci e non disdegnano ombre nette e neri puri, ma il soggetto deve sempre essere illuminato come da un fascio di luce. 
La luce che entra in queste foto è poca ma ben gestita e calibrata.





Vediamo insieme le principali differenze tra "dark mood" e still life.



SOGGETTI

Le foto dark si appoggiano molto sulle emozioni visive e poco su quelle gustative, per questo si prediligono soggetti che abbiano colori naturali: fiori, frutti ma anche biscotti rustici, ciambelle, zuppe, pietanze composte da ingredienti naturali e sani.







Le still life hanno bisogno di soggetti formati da composizioni di fiori, piante, frutti o soggetti unici isolati (una pagnotta, una melagrana, un cesto di frutta...)





PROPS 

Nelle foto dark si usano props vintage scuri o chiari, sempre coevi tra loro, dalle tonalità vicine al nero o all'argento invecchiato: rugginosi oggetti di scena comprati al mercato dell'usato, scatolette in metallo o piatti con fiori in stile inglese che poggiano su basi e fondi scuri vecchie teglie arrugginite, ripiani in marmo e panni morbidi con texture grossolana tipo in lino o telette a colori neutri. 
Nelle foto dark acquisiscono protagonismo le sedie e le tavole unitamente all’oggettistica vintage come vecchie madie ed utensili come forbici da giardino, penne, libri, occhiali, foto in bianco e nero...




Nelle still life i props variano da quelli vintage a quelli più moderni.




MOOD


Ci si diverte con il "dirty": briciole di pane e semi sparsi sul set, macchie di olio, piatti macchiati per dare una sensazione di vissuto, intenso. Fiori, foglie gocce di vino, acqua e pezzi di carta.






LUCE


Mentre nelle foto still life se togliamo lo sfondo scuro, le luci rimarrebbero comunque ben dosate, in una dark, i contrasti rimangono duri anche sostituendo lo sfondo o la base con qualcosa di chiaro.
Per una foto dark occorre una base prevalentemente scura ma non completamente nera che agevolerebbe il rischio di un soggetto "lost in the space". 





Nelle foto di sinistra, se sostituiamo il piatto e lo sfondo scuro con un piatto e uno sfondo chiaro, avremo ugualmente delle ombre e dei neri quasi puri tipici di un dark mood. 
Nelle foto di destra abbiamo invece due soggetti con sfondo scuro e se lo sostituiamo con un backstage chiaro, avremo una foto ben fatta ma non dark perché le ombre sono ben gestite ma la luce è più morbida e diffusa con ombre più aperte sul soggetto.



ANGOLAZIONI

Le angolazioni sono spesso zenitali, occorre dunque un livello di occhio e competenza sufficientemente elevato in grado di gestire forme e linee in composizione armoniche su ampie angolazioni, senza sottoesporre o bloccare la luce lasciando cadere le ombre chiuse sui soggetti. Oppure angolazioni quasi frontali con ampi spazi che lasciano intravedere il resto della vita oltre il piatto: sedie, muri non intonacati, tavole ampie, finestre, lavelli in pietra etc..
Nello still life l'angolo di scatto è spesso a 30°o frontale e non necessariamente ampio, quindi possono essere soggetti ripresi a distanza ravvicinata.






AMBIENTAZIONE


Nello still life di solita l'ambientazione è neutra, senza importanza visiva se non quella di esaltare il soggetto. L'angolo di campo potrebbe anche essere ristretto o croppato. Nella dark è importante lo spazio, ampiezza di movimento, tavole con più soggetti, sfondi più "umani" con mobili, tavoli, sedute, vasi di fiori etc...





HUMAN TOUCH


Quello che io chiamo alle lezioni "human touch", (ovvero la presenza di una parte del corpo all'interno del fotogramma che va dalle sole dita all'intero busto, a volte anche con accenni di viso), nello stile dark è molto amato proprio perché  umanizza l'immagine e la rende più simile ad uno spaccato di vita quotidiana, cosa che non succede per lo still life dove la natura è sola nel suo splendore quasi come fosse viva in un mondo senza uomini.




Come si può notare da queste foto dark con human touch, se togliessimo gli sfondi scuri, ci troveremmo comunque una foto dai chiaroscuri molto accentuati ma non netti.Le ombre finiranno sempre in una sfumatura dolce e mai in una linea marcata.



DARK MOOD CHIARO


Tra le dark mood inserisco anche una serie di foto che hanno, a livello di G.L. la stessa modalità delle dark ma sono composte in set (basi o fondi) più chiari. Un esempio sotto di 4 foto dove si riconoscono tratti delle dark: set ampi, ombre chiuse, gestione delle forme nelle zenitali, oggettistica vintage, effetto "dirty" e fiori/foglie nel set.







ESPOSIZIONE


Alle mie lezioni, prediligo la luce naturale a quella artificiale e aiuto a saper distinguere la luce a seconda dei punti cardinali ed utilizzare quella che più si avvicina allo stile dell'allievo. Nelle still life la luce più adatta, fin dal periodo dei fiamminghi è quella del nord che cade morbida sui soggetti accentuandone forme e colori.  Nelle dark, la luce può variare da quella forte e netta dell'est a quella del sud, l'importante è gestirla nel modo migliore per suscitare l'idea di mattino presto per una tavola imbandita a colazione  l'idea del tardo pomeriggio per una ciambella suddivisa in piattini decorati.
Sotto, degli esempi di come giocare con un solo fascio di luce che forma linee nette che spesso nelle dark diventano parte integrante della composizione.




PER RIASSUMERE!

Uno stile DARK MOOD ha come caratteristiche principali:
 ampi spazi (foto ambientali)
forti chiaroscuri
oggetti vintage
spesso human touch 
spesso fiori e foglie


Lo still life E' UNA NATURA MORTA.
mele, pere, pomodori, frutta verdura, fiori freschi o secchi, violini, libri, piatti, quaglie, piccioni, tutto ciò che è inanimato, avvolti da ombre morbide e sfondi scuri o
su tavole chiare, bianche, colorate, con sfondi vari e colori e luci varie. Non sono necessariamente ambientali, non hanno human touch.

Naturalmente le still life possono avere luci gestite "dark" (vedi foto a sx) o le dark possono rappresentare still life (foto a dx). Non esiste un divario tra le due categorie. Spesso pero' le semplici still life con delle belle ombre sono confuse con dark mood ma il dark mood è una sensazione, una foto che ti racconta oltre quello che vedi, che ti fa immaginare come siano fatte le stanze accanto o il giardino fuori dalla porta.









Al corso di foodstyling svolto a Roma, grazie alla partecipazione della food-photographer Antonella Pagliaroli e Ilaria Guidi,  gli allievi hanno scoperto  come si crea una dark mood e quali sono i segreti per riuscire al meglio!
Se vuoi partecipare anche tu ai corsi DAZZERO, leggi la descrizione QUI e contattami!

Clicca qui per vedere gli esercizi degli allievi DAZZERO che si sono cimentati sul dark mood e sullo still life!


https://issuu.com/oliodigomito/docs/dark_is_the_new_black








 






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martedì 30 maggio 2017

Capo e Natina, il libro.



 Quando Samantha Scala mi ha chiamato per illustrare i suoi racconti con le mie fotografie,  mi sono letta le storie della coppia protagonista del libro per poter isolare delle scene e tradurle in immagini, e l'ho fatto in un solo pomeriggio. 


Non riuscivo più a smettere e ad ogni novella immaginavo luoghi e visi con così tanto dettaglio che avevo l'impressione di averli conosciuti dal vivo. Le parole di Samantha erano così pulite e vere che  mi sembrava di sentire il calore del sole, il profumo della cucina, del soffritto, delle spezie e la tranquillità di quando ci si siede in un ambiente familiare.
I set sono quasi tutti montati alla Masseria "Casale della Contea" a Frigintini, in provincia di Modica.

Sfogliando il libro ora, mi sembra di aver vissuto un mese in quel paese, quando invece sono stata solo una settimana. Un lavoro intenso, a pieno ritmo, un lavoro di cervelli, mani, volontà e tanto tanto cuore.

Per ogni foto c'è un aneddoto da raccontare, per ogni set c'è stata ricerca e sentimento, per ogni racconto abbiamo trovato "attori" improvvisati e volontari felici di contribuire con mani e gesti.

Ho vissuto la Sicilia non come turista ma come persona informata e coinvolta nei fatti. Ho mangiato e bevuto la Sicilia, l'ho morsa, l'ho sgranocchiata, ho imparato a conoscerla con gli occhi di un "siculo".

Questo libro sarà in vendita presto nelle librerie e on line, ma siate consapevoli: non state comprando carta stampata, illustrata, scritta. 

State comprando gioia: quella di Sam quando ha visto il mio primissimo scatto alle sue brioches. State comprando le corse per fotografare con la luce, i muscoli di chi ha spostato i mobili perché "così voleva la fotografa", state comprando i bucatini alle sarde mangiati alle 9 di mattina  perché nun si jettanu ca é piccatu , gli arancini passati mille volte da nonna a nipote perché non ero mai contenta. State comprando il campanello suonato nelle case di Frigintini per trovare una mano da uomo che doveva impersonificare Capo o uno sguardo innamorato per quello di Elena.
E state acquistando anche tutti i caffè che mi hanno offerto ogni volta. 
Ogni santissima volta.
Comprate, con il libro, tutto l'amore per la Sicilia, i gesti lenti, il dialetto. 
I dolci.
I fritti. 
I dolci fritti (che se sono solo dolci, fa brutto).
Comprate un pezzo d'Isola, la tradizione, le cene con gli avanzi, il tavolo di marmo, le sedie impagliate, i cactus, il finocchietto selvatico e le nostre lacrime al momento dei saluti.


Grazie a Francesco, Giorgio, Stefania, Massimiliano, Matteo per avermi facilitato il lavoro. Grazie a chi sapeva, a chi ha fatto finta di non sapere e a chi ha saputo dopo, che stavo per dar alla luce in un parto condiviso, questo piccolo grande libro.
Grazie a Sam per aver insistito con me, per avermi inviato note vocali di 16 minuti per rassicurarmi in tutte le mie crisi artistiche. 
Grazie per essere passata con nonchalance da cliente a amica nel giro di un paio d'ore, grazie perché anche quando ti chiamavo Teresa mi rispondevi pacinziusa comu sulu na fimmina siciliana sapi esseri.



Qui, il backstage!



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mercoledì 15 febbraio 2017

Torta cocco e ricotta


Il cazzeggio su FB è una delle cose peggiori nella quotidianità di un adulto dall'adolescenza agli anta.

Quando non lavoro e ho intenzione di pulire casa o svolgere commissioni che nella mia vita precedente antefacebookiana facevo nell'arco di una mattinata, il tempo si stringe e a sera mi ritrovo con una serie di lavori che ho rimandato perché mi sono seduta davanti allo schermo dicendomi "Guardo solo UN ATTIMO se ho notifiche". 
E le mie notifiche non sono mai numeri a due cifre ma tre e non si sposano con il mio carattere: non riesco a dire "rispondo dopo", ho l'impressione che più la risposta sia immediata, più ho la possibilità di salvare il mondo dalla sua fine.
E invece alla fine ho salvato tutti tranne me perché rimando simpatici lavoretti come stirare, pulire il piano doccia, lavare le scale.
Per rendere tutto più eccitante, FB ha deciso di puntare sul sonoro, quindi ogni volta che prendo coraggio/coscienza/volontà, ho la spugna in una mano e l'anatra WC nell'altra, il BIP del social mi richiama all'ordine. Resisto fino al quarto, al quinto squillo forse. Poi scatta la sindrome di Superman: mi metto il panno in microfibra a mo' di mantello e volo verso lo schermo per rispondere al mondo che notifica.
Ho concluso che nella mia lista infinita di dipendenze, ahimè devo inserire quella ai social, dove tutto è talmente inutile, futile e così delizioso. 
C'è gente che beve per dimenticare, a me basta un click. 
Per non parlare di Pinterest dove passo ore e ore e ore e ore.
E ore. 
Se salgo su questo treno, è sicuro che salto anche la cena.
Di solito mi misuro in diete drastiche per valutare il mio potere di controllo. 
Questa volta ho deciso di fare una settimana intera senza social. Sarà dura lo so, ma posso farcela: d'altronde sono della classe '73, generazione nata e cresciuta senza wi-fi. 
Vi comunico quindi che da questo momento in poi per 7 giorni, non guarderò più schermi e ignorerò ogni segnale sonoro. 
Prometto.
Solo un ultimo desiderio: guardo solo un ATTIMO per vedere le ultime notifiche...

Ricetta di Allacciate il grembiule

200 gr farina 00
250 gr ricotta
140 gr zucchero
100 gr farina di cocco
100 ml olio di semi
3 uova
1 bustina di lievito per dolci

200 g cioccolato al latte
scaglie di cocco

Lavorate la ricotta con lo zucchero, unite le uova fino a farle assorbire bene, poi l'olio, la farina di cocco e la farina setacciata con il lievito. Versare su una teglia di 23 cm imburrata e infarinata, oppure in una forma in silicone come ho fatto io. Infornate a 180° per 30 minuti circa (farà fede la prova stecchino). Far raffreddare completamente e sformare.
Sciogliere 200 g di cioccolato al latte a bagnomaria, distribuirlo sopra la torta e cospargere di farina di cocco e scaglie.
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mercoledì 8 febbraio 2017

Churros chips


Le intenzioni erano buone, giuro. Avevo pure comprato tutti gli ingredienti per una torta fantasticissima. Poi al momento della preparazione mi sono fatta prendere dal panico. E se non  viene bene? E se devo buttare tutto? Rimando. Io con le torte rimando sempre. Una volta non era così, le facevo, mi venivano, le rifacevo, mi rivenivano. Ma ora l'asticella si è alzata molto, la mia autocritica è al pari della censura medioevale e l'ansia da prestazione è dietro l'angolo che mi fa l'occhiolino.
Mi son guardata gli ingredienti in faccia e mi son detta che forse era meglio aspettare qualche minuto, calmarmi e mettermi a cazzeggiare su Pinterest in attesa che il panico si distraesse per lasciarmi sola e tranquilla ma è successo quello che succede sempre. Mi sono imbattuta in una ricetta da fare con 4 ingredienti reperibili nell'immediato e dal procedimento che manco Bolt. 


A quel punto canticchio, mi sento più rilassata, sento che è il mio dominio. Prendo le tortillas, quelle mini e le taglio a spicchi. Faccio sciogliere il burro (quanto sarà stato, 50 grammi?) e le spennello davanti e darré (sto imparando il siciliano) e immergo, sotterro, spolverizzo, spapagno gli spicchi con un mix di zucchero semolato e cannella in quantità free. Poi siccome nella mia testa dovevano avere la forma un po' ritorta, ho coperto le tegole di metallo (quelle per cuocere le baguette) con la carta forno e ho adagiato gli spicchi di zucchero e cannella nella concavità. Ho infilato in forno a 180°per, che so, 10 minuti. Le ho fatte raffreddare e le ho servite.
Cioè, ho fatto il gesto di servirle ma dalla cucina alla tavola, la metà erano già sparite.

Se poi volete fare i perversi, potete scendere gratis nel girone dei lussuriosi colandoci della cioccolata fondente. 
Io ho preferito il girone dei beoni e mi son fatta latte caffè e Rhum donando a casa mia, un sentore di alcool degno dei peggiori bar di Caracas.




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