venerdì 30 maggio 2014

Plumcake al Toblerone e...i ricordi.



Ho una scatola che chiamo il vaso di Pandora. 
Niente di che, ma se mi capita di aprirla, diciamo una volta ogni 5 anni, ritrovo pezzi interi di vita. 
Biglietti fatti scivolare sotto i banchi di scuola, piccole letterine d'amore, cartoline delle amiche, foto kodak, biglietti di concerti, scontrini di oggetti comprati all'estero, vecchi diari...
Non ho mai tempo di vederli tutti, ma a volte, in certi momenti di nostalgia, ne sfoglio qualcuno e torno a quando ero al mare con l'amichetta, o a Londra a imparare la lingua, o a comprare il mio primo cellulare con il mio primo stipendio.
Giorni fa la apro per cercare il nome di un vecchio professore e inizio a cercare tra i biglietti di scuola. Tra le tantissime cose, pezzetti di carta testimoni di nuovi amori e sfoghi piangenti di compiti in classe finiti male, mi son trovata in mano una busta con un foglio ben piegato dentro. Sul foglio c'era segnata una lista di aggettivi.
Generoso, disponibile, divertente, intelligente, simpatico, dolce, discreto, appassionato, creativo, anticonformista.
Non ho capito subito il motivo di quella lista, ho immaginato fossero appunti per un tema su "Parla di tuo padre", visto che tutti gli aggettivi mi portavano a lui.
Rileggo più volte le parole. Sì, pare proprio mio padre ma non trovo appiglio di ricordo.
Vuoto. Chissà.
Ripiego il foglio, lo infilo nella fessura e chiudo la linguetta. 
Per caso la giro dall'altro lato e nel posto dedicato al mittente, leggo una frase scritta con la mia grafia da adolescente: 
L'uomo che vorrei.



Forma plumcake cm 25

125 g yogurt alla vaniglia
210 g farina 0
160 g zucchero
55 g olio di semi
7 g lievito
3 uova piccole (o due molto grandi)
1 baccello di vaniglia
60 g Toblerone


Accendere il forno a 160°.
Battere le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso, aggiungere lo yogurt e mescolare con un cucchiaio di legno. Unire la farina setacciata con il lievito e per ultimo l'olio. Quando il composto è omogeneo dividerlo in due parti. In una, aggiungere i semi di vaniglia. Far sciogliere il Toblerone a bagnomaria, senza mai far bollire l'acqua e aggiungerlo, una volta intiepidito un po', all'altra metà. Foderare di carta forno la forma da plumcake. Versare la metà dell'impasto alla vaniglia, tutto l'impasto al Toblerone e terminare con il restante alla vaniglia. Con un coltello "incidere" al centro dell'impasto. Questo aiuterà la tipica spaccatura centrale. Infornare per 40 min, a 160° costanti, controllando la cottura con uno stecchino. Far raffreddare completamente su una griglia.



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mercoledì 28 maggio 2014

Focaccia di Emmanuel Hadjandreau e...Ema, amore mio


Ema, amore mio,
ti ho amato dal primo istante che ti ho visto. Ho capito subito che non eri come gli altri che promettono pane e focacce infallibili e poi ti deludono alla prima ricetta. 
Ho fatto 15 tue ricette, posso dire che nemmeno una mi ha deluso. Ogni volta rimanevo estasiata dalla bontà dei risultati: qualsiasi cosa facessi, io che non sono una specialista in lievitati, avevo la garanzia di profumi e sapori tipici del tuo modo di lavorare. 
Mi piace tutto di te. Il fatto che lavori a mano senza planetaria perchè rendi tutto più umano. Il fatto che preferisci la lunga lievitazione, l'alta idratazione, tutti elementi per ottenere un pane artigianale, proprio come piace a me che non amo molto il pane semplice da bruschetta.
Ecco amorecarobello, eccoti la tua focaccia, fatta con amore, mangiata con gli occhi al cielo e lo sguardo da Santa Rita da Cascia. 
Morbida e croccantella fuori, aereata e profumata. Una grazia divina, un paradiso da mordere.
Emmanuel, trésor, sei l'artigiano che ho sempre desiderato, le tue mani sono sicurezza, i tuoi gesti sono sapienza, la tua voce è calma.
Però appena ci sposiamo ti compro un tupé nuovo, che quel riportino di capelli un si po' vedè.



Questa focaccia è la più buona in assoluto che io abbia mai mangiato. 
Con la dose originale ne viene una. Io in questo caso ho fatto doppia dose per poter fare due gusti: una olio, sale grosso e rosmarino, l'altra cipolle rosse e olive nere.


Per 1 focaccia

200 g farina ( io ho usato quella consigliata da Ema, la T55, in Italia va bene la 00)
4 g sale
2 g lievito fresco
150 ml acqua tiepida
olio

 a piacere
cipolle, olive, rosmarino....

In una ciotola piccola, mescolare la farina con il sale. In una grande ciotola, sciogliere il lievito con l'acqua. Versare il primo mélange nel secondo e mescolare con un cucchiaio di legno per ottenere un impasto un po' appiccicoso. Oliare un'altra ciotola e adagiarci l'impasto. Ricoprire a campana con l'altra ciotola e far riposare 30 minuti. Passati i 30 minuti, sempre lasciando l'impasto nella ciotola, fare delle pieghe semplici prendendo i lembi e portandoli verso l'interno





Coprire e lasciar riposare ancora per 30 minuti. Ripetere le pieghe e coprire. Lasciar passare altre 3 ore, ricordandosi di fare le pieghe ogni 30 minuti. In tutto sono 4 ore di lievitazione lavorata, con 8 operazioni di pieghe. All'ultima operazione, la pasta sarà piena di bolle d'aria molto grandi. Rovesciatela su una teglia coperta di carta da forno e con delicatezza, per non sgonfiare l' impasto e non rompere le bolle. Coprire a campana e lasciare riposare per 10 minuti. Appiattire l'impasto per formare la focaccia, coprire e lasciare riposare ancora 10 minuti.
Guarnite con pomodorini, rosmarino, origano, olive, quello che volete, completare con un filo d'olio e lasciar lievitare per 20 minuti. Nel frattempo riscaldare il forno a 240°. Infornare per circa 20 minuti o fino a che la pasta sarà dorata.
Per sapere se è cotta, battete il sotto della focaccia con un cucchiaino. Se il suono è secco è pronta.



Una precisazione importante: il sale uccide i lieviti, per questo d'abitudine non si mettono mai insieme. Emmanuel mescola sempre il sale con la farina, e poi unisce il lievito. La domanda sorge spontanea: perchè? Mi sono informata a lungo e sul web, in tutte le scuole di panificazione, sconsigliano caldamente il contatto tra i due. Poi mi imbatto nel documentario sulla School of Artisan Food dove Ema insegna e sembra che nelle sue panificazioni lunghe e idratate, il sale rallenti la lievitazione, senza uccidere i lieviti che comunque non vengono a contatto diretto ma c'è un'unione di ingredienti secchi con quelli liquidi. Io faccio questa cosa SOLO con le sue ricette. Con le altre non ho proprio coraggio. Vi giuro sulla testa di Emmanuel (hihihi) che la focaccia era ben lievitata, ben cotta, ben apprezzata.




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lunedì 26 maggio 2014

Sigari con rucola (con pasta brick homemade)




Allora. 
Pasta fillo, pasta brick, pasta da backlava.
Facciamo chiarezza.
La famosa baklava si fa con la pasta fillo (detta anche filo,  phillo o pasta da baklava). 
Fa parte della categoria "paste sfogliate". 
La preparazione homemade è lunga e con un certo grado di difficoltà. Vengono fatti dei panetti con farina e acqua, stesi molto fini e messi uno sopra l'altro, intervallati da olio o sostanza grassa. Poi stesi nuovamente fino ad ottenere una pasta finissima. Sono difficili da maneggiare sia prima che dopo la cottura perché tendono a rompersi, hanno un gusto neutro, quindi ideali per ricette salate o dolci. 
Un esempio oltre la baklava sono gli  involtini primavera, le torte salate, cestini e fagottini ripieni.
La pasta brick è un'altra cosa.
Fatta da farina e acqua, neutra di sapore e finissima, assomiglia molto alla cugina asiatica ma lei, lei è diversa.
Intanto la puoi fare a casa senza tirar giù i santi, è fatta senza grassi e non occorre molta manualità. Non sembra vero eh?
La pasta brick è più famosa in Francia che in Italia, forse per la cultura francese mescolata con quella magrebina e tunisina, origine del brick.
Io trovo sia simpatico fare dei piccoli antipasti gustosi e simpatici come questi e dire anche: la pasta brick l'ho fatta io!
Se poi non ne avete proprio voglia, compratela già fatta (vi ricordo: pasta brick eh, non fillo) e fatene dei sigari dolci o salati.
Come ultimo consiglio, visto che ci sono: smettete di fumare.



 Per circa 15/20 sigari*

200 g formaggio spalmabile
sale, pepe
100 g rucola
fogli di brick comprati o fatti a casa

Accendere il forno a 210°. 
Lavorare il formaggio con una spatola, salare e pepare a piacimento. Lavare e mondare la rucola. Spezzettarla con le mani e unirla al formaggio. Disporre un cucchiaino colmo di formaggio sul foglio di brick. 
Se li avete comprati, tagliare i fogli di brick in strisce larghe e lunghe circa 10x7. Se utilizzate le crêpe di brick fatte a casa basterà mettere al centro il formaggio e chiudere prima i lembi di destra e sinistra verso l'interno e poi arrotolarli per formare i sigari (io ho tagliato i bordi tondi con le forbici, ma non è indispensabile) Porre sulla placca coperta di carta forno (assicurarsi che la parte aperta sia verso il basso in modo che non si apra), spennellarli con un po' d'olio e cuocere per circa 10 minuti o fino a doratura. Servire subito.
* Le dosi sono approssimative. Dipende da quanto grandi sono i vostri fogli di brick.

Per la pasta brick fatta in casa:

100 g farina di semola (oppure 0 o metà-metà)
130 g acqua t.a.
pizzico di sale
1 cucchiaino di olio




Mescolare con una frusta la farina con l'acqua, il sale e l'olio. Se l'impasto risulta granuloso, versare un altro po' d'acqua. Io ho dato una "frullatina" con il minipimer. Lasciare riposare per una mezz'ora. Far bollire dell'acqua in una pentola, con sopra un padellino antiaderente della stessa misura (io ne ho usato uno da minicrêpes di 13/14cm di diametro). Una volta che l'acqua arriva a bollore e che quindi il padellino è caldo, spennellare l'impasto con un pennello, partendo dai bordi. Cercare di evitare spazi vuoti altrimenti vanno ripassati con il pennello e la crepe vi verrà pi spessa. Lasciar cuocere per qualche secondo, fino a che i bordi si staccano. Aiutandosi con una spatolina, staccarle dal padellino (io, stoicamente faccio con le dita) e adagiarle su un piatto, impilandole. Di solito faccio i fogli e li utilizzo subito. Ho letto che si possono conservare uno sopra l'altro, spennellandoli di poco olio per non farli attaccare. Io per evitare l'olio, metto un quadretto di carta forno. In ogni caso questa dose è per solo una ventina di brick, quindi non avrete molte occasioni di conservarle per molto tempo.
Un appunto: che non vi venga in mente di mangiarli così, come fossero delle crêpes! Sono solo cotti al vapore, hanno bisogno di una friggitina o del forno!









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venerdì 23 maggio 2014

Tarte di savoiardi con frutti rossi


 Non so come dirvelo ma questa crostata è spaziale (scusate, volevo essere gggiovane e usare un termine gggiovane).
E' piccola, quindi non iniziate a dire "l'assaggio per vedere se è buona" perché nel giro di 15 minuti netti, ve la sarete mangiata tutta e sarete divorate dai sensi di colpa che manco una donna ne ha così tanti.
Come dite? 
Siete donne? 
Ah, allora avete tutti i diritti di avere sensi di colpa. 
Al mio via, ingozzateve!

Per la base
100 g savoiardi
50 g farina di mandorle mondate
25 g zucchero semolato
100 g burro

crema diplomatica 
200 g panna da montare
670 ml latte
2 tuorli
170 g zucchero
80 g farina
1 baccello di vaniglia

100 g fragole
100 g lamponi
100 g more


olio di semi per la teglia (15x20)



Tritare fini i biscotti, unirli alla farina di mandorle. Sciogliere il burro e mescolarlo con i biscotti. Spennellare la teglia di olio e versarci il composto, premendo con le dita per formare la base. Deve avere uno spessore di circa 7mm, la dose è perfetta per le misure della teglia sopraindicate. Cuocere 15 min in forno a 180° e lasciar raffreddare completamente, solo a quel punto rovesciarla, tenendola sotto con una mano per staccarla dallo stampo e porre delicatamente sul piatto di portata.
La tarte si può preparare anche il giorno prima.

Preparare la crema pasticcera.
Far sobbollire il latte con i semi e il baccello di vaniglia. Togliere dal fuoco e lasciare in infusione. Nel frattempo, in una ciotola  lavorare i tuorli con lo zucchero con le fruste elettriche fino ad ottenere un composto spumoso. Togliere il baccello, versare il latte a filo e incorporare la farina setacciata. Rimettere nel fuoco mescolando continuamente fino a farla addensare. Travasare in una teglia larga e bassa, coprire a pelo con pellicola e mettere in frigo per un paio d'ore. 
Montare la panna, unirla alla crema pasticcera, mescolando dal basso verso l'alto, delicatamente. Le dosi panna/crema variano a seconda dei gusti. Io ho messo 4 belle cucchiaiate di panna e 4 di crema, ma potete variare a piacimento. 
Lo strato di crema sulla tarte verrà di circa 3/4 cm, quindi abbastanza alta, (potete usarne anche la metà). A me è avanzato circa quanto un bicchiere di diplomatica.
Mettere in frigo per un paio d'ore.
Lavare e asciugare bene i frutti rossi e decorare la tarte.





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lunedì 19 maggio 2014

Biscotti all'avena e frutta secca



Questa ricetta viene da un foglio volante appartenente ad una dispensa di 6 volumi sul cioccolato. Se non vedete traccia di cioccolato in questi biscotti e siete foodbloggers, avrete già indovinato cosa è successo.
Durante la preparazione ho fatto un po' di modifiche. Dovevano essere dei bocconcini al cioccolato e son diventati dei buonissimi biscotti all'avena. Gli ultimi fiocchi d'avena li ho uniti sopra, quando erano già nel forno, in un momento di altissima creatività.
Ho sentito la mano della Gran Cereale che mi guidava. E dopo averli assaggiati, ho sentito il canto delle sirene di Ulisse, unite a visioni mistiche. Per un attimo ho pensato di aver sbagliato busta e aver preso quella di marijuana al posto dell'avena. Poi mio figlio mi ha ricordato che non teniamo marijuana a casa ma che sono fumata di natura. 
Invece le sirene erano vere: erano quelle dell'ambulanza che mi ha portato via. 
In questo momento vi sto scrivendo dalla mia piccola cella, fuori c'è scritto:
Foodblogger in preda ad allucinazioni da biscotto paradisiaco.




Per una ventina di biscotti

100 g burro
100 g zucchero di canna
1 uovo
125 g fiocchi d'avena
100 g noci
50 g nocciole
100 g farina 
1 cucchiaino lievito per dolci

Far ammorbidire il burro e lavorarlo con una spatola a pomata. Aggiungere lo zucchero e mescolare. Unire l'uovo battuto e versato a poco a poco, girando ogni volta per farlo assorbire. Una volta che tutto l'uovo è stato completamente assorbito, unire le noci, spezzettate con le mani e le nocciole pestate. Aggiungere anche la farina con il lievito e i fiocchi d'avena. Mescolare brevemente con le mani, formare una palla, avvolgere di pellicola e mettere in frigo per 15 min. Prelevare un cucchiaino circa di composto e disporlo dei pirottini lisci in silicone (cm  di base). Premere un po' anche con le dita, cospargere di avena e cuocere per 15 minuti a 180°.
Per un tocco godurioso, potete aggiungere 100 g di cioccolato fondente al 64%. Una volta messi nei pirottini, mettere 3/4 pezzetti di cioccolato sopra i biscotti, premendoli. Una volta sfornati, sformarli e lasciarli raffreddare in gratella.
Conservare in una scatola di latta, semmai dovessero per rarissimo caso, avanzare.










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lunedì 12 maggio 2014

Sablés Viennois


I Viennois (pron; viennuà) sono biscottini fatti con la frolla montata, ovvero una frolla molto più morbida della classica, per cui non va stesa con il mattarello ma usata con la sac à poche.
Si chiamano Viennois perché la Viennoiserie, in francese, è la pasticceria fine, originaria dell' Austria, copiata poi dai fornai francesi. Si tratta di pasticcini molto belli con la sfoglia, con la pasta da pane o briosciata, arricchita spesso da confetture. 
Di seguito, anche i biscotti non tagliati semplicemente con il coppapasta ma creati con la tasca da pasticcere e quindi con disegni più chic, vennero chiamati sablés o biscuits viennois.
Ho già avuto modo di provare i buonissimi biscotti di frolla montata di Hermé, quelli di Felder e ora questi, presi semplicemente da un libro. Poi, siccome il cioccolato in casa non manca mai, ho completato l'assenza di calorie con un tuffo di testa.
Secondo me sono ottimi dopo il caffè.
Però il caffè va preso a colazione, dopo pranzo e dopo cena.


Da "Le Basiques Chocolat"

185 g farina 0
20 g cacao
170 g burro
80 g zucchero  a velo
1 uovo
1 pizzico di sale
circa 100 g cioccolato al latte (io ne ho fatti metà anche con il bianco)
granella di nocciole



Lavorare il burro a pomata bella liscia. Setacciare la farina con il sale e il cacao. Battere leggermente l'uovo con lo zucchero a velo. Unirlo con il burro. Aggiungere a poco a poco il mélange di farina/cacao. 
Riempire una sac à poche e formare dei sablés a zig-zag.
Infornare a 170° per 12 minuti. Far raffreddare su gratella.
Una volta freddi, sciogliere il cioccolato  a bagnomaria e tuffarci la punta de biscotti. Adagiarli su carta forno e cospargere di granella di nocciola. Far asciugare in frigo.






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venerdì 9 maggio 2014

Rose per la mamma



C'è qualcosa che non mi torna.

Sono una persona con un'ottima manualità: sono passata dalle collanine agli intrecci di braccialetti di cuoio, ricami, uncinetto, decorazione di mobili e pareti, creazione di ceramica, decorazione di ceramica, origami, stilismo e ritrattistica e i primi passi in cucina li ho mossi con le torte decorate.
Eppure, nel mio blog non ne ho. Non sono brava.
Mi demoralizzano gli ingredienti, il numero di uova, gli etti di zucchero, il lavoro lungo, a stadi: aspettare che si raffreddi, aspettare che si riscaldi, aspettare si cristallizzi...
Mi spaventa il fatto che se sbagli un passaggio, è fottuta tutta la torta.
E soprattutto che se non è buona, ti tocca ingrassare gratis perché "mica vorrai buttare tutti quei popò di ingredienti?"
Eppure io una torta per la mamma la volevo fare.
Visto che sono più propensa per le cose piccole e veloci, ho pensato di fare una torta con cose piccole e veloci.
Le rose di sfoglie (più facile di così, muoro), riunite in cono.
Non è il massimo della pasticceria, me ne rendo conto, però è sicuro che non ne avanzerà e che non si deve impazzire per dividere la torta se gli invitati sono dispari.
Ognuno si serve a piacimento. 
Una torta a buffet.
La scusa è la festa della mamma.
La mamma: quella che sa sempre dove sono le cose in casa, quella che "Mangia che sei magra", quella che "Mi raccomando, vai piano", quella che ti prepara la cena, stira lava e da una pulitina veloce ai vetri anche se ha la febbre.
La mamma è quella che sa quello che è successo prima che tu glielo dica, quella che "Poi non dire che non te l'avevo detto", quella che "Lo sapevo! Te l'avevo detto!".
Mamma è una parola rasserenante, mamma è odore di buono, è voce che ti placa le paure, è profumo di torte, è il bacio della buonanotte.
Non so la vostra, ma la mia è il prototipo di mamma che tutti vorrebbero avere.
Auguri a tutte le mamme. 
Prossimo anno, torta decorata, promis!





Da un'idea di Alain Passard

3/ 4 rotoli rettangolari di pasta foglia (circa 1 kg)
5/6 mele jazz (piccole e rosse)
zucchero semolato

Per la decorazione
stecchini
zucchero a velo
1 cono in polistirolo di 28 cm di altezza



Lavare e asciugare le mele. Levare il torsolo con il levatorsoli, tagliarla a metà e passarla alla mandolina per ottenere delle fette fini.
Tagliare una striscia di pasta sfoglia di circa 1,5-2 cm e disporre le mele con la parte della buccia dallo stesso lato. Ne bastano 4 per striscia. Arrotolare la striscia e porla su un pirottino in silicone che sarà stato posizionato nella teglia a buchi per miniquiche.

Stampo di mini-quiches con pirottini in silicone e
cono in polistirolo dopo l'utilizzo (sembra uno strumento di tortura lo so)




Spolverizzare di zucchero, mettere in frezeer per il tempo necessario che il forno arrivi a temperatura. Far cuocere fino a doratura, circa 20 min e ripetere l'operazione per le altre strisce.
Ogni volta che le rose sono a cuocere, conservate la sfoglia in frigo, deve essere sempre fredda.
Sformare le rose, e lasciarle raffreddare su una gratella a testa in giù (la base è appiccicosa per via dello zucchero e si rischia di attaccarle alla gratella).
Una volta fatte tutte, iniziare dalla base e con l'aiuto di mezzo stecchino, attaccare le rose fino alla cima. Spolverizzare di zucchero a velo e decorare a piacere.


Con questa ricetta di torta-buffet, partecipo al contest di Ilgattoghiotto in collaborazione con Terre Ducali
















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lunedì 5 maggio 2014

Chaussons Ciocco & Banana



Vi avevo promesso gli Chaussons dolci ed eccomi qui con ciocco e banana.
Finiti durante il set fotografico:

"Ora gli dò un morso per far vedere l'interno"
"Mmm, troppo piccolo, devo mordere verso il centro per far vedere il ripieno ciocco banana"
"Azz, foto venuta male, devo prenderne un altro e dare un altro morso..."
"Va bhe, menomale che ne ho fatti 8, ne ho altri 6, uno me lo posso mangiare, mica se ne accorge nessuno"
"Ti dirò, per la foto non me ne occorrono mica 5"
"Anzi, anche 4 possono bastare"
"Magari però provo una foto con 3 che mi hanno insegnato di dare "aria" alla foto"
"Adesso faccio la coppia, uno intero e uno morso a metà"
"Ups! Ne è rimasto uno solo...lo conservo per stas...
"Ahmm!"
Sono buonissimi, ma troppo buoni!


Appassionatamente ispirata a Sylvie Ait-Ali

Per circa 8/9 chaussons

1 pasta sfoglia tonda
1 uovo
1 banana
crema di nocciole


Tagliare con il coppapasta (cm 9) dei cerchi dalla pasta sfoglia. Battere brevemente l'uovo e spennellare il bordo di un cerchio. Tagliare la banana a rondelle. Disporre da una parte del cerchio, un cucchiaino di crema di nocciole e mezza rondella, premendo leggermente. Chiudere a metà lo chaussons, sigillando prima con le dita e poi con i rebbi della forchetta. Continuare con gli altri cerchi. Vi consiglio di farne uno a uno perché l'uovo spennellato ai bordi, che serve da "colla", non si deve asciugare. Una volta chiusi tutti, spennellare delicatamente con l'uovo e lasciare asciugare la doratura in frigo per circa 10 minuti. Togliere dal frigo, incidere leggermente con tagli a piacere e infornare subito a 180° per circa 25 minuti o fino a doratura.


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