mercoledì 25 novembre 2015

I Cantucci di Prato e...la città di Prato


Qualsiasi fiorentino ha avuto a che fare con Prato. Vuoi per il lavoro, vuoi per qualche centro commerciale, una volta nella vita Prato ti tocca.
La prima volta che è toccato a me, avevo si e no vent'anni e dopo una serata con le amiche, verso le 3 di notte mi son trovata ad accompagnare una ragazza a casa sua, appunto a Prato. All'andata, guidata da lei, tutto è andato bene. 
A ritorno è stato il delirio, credo di aver raggiunto il letto alle quattro. 
Del pomeriggio. 
La città di Prato, per chi non lo sapesse è costruita su rettilinei e rotonde affiancate da edifici, alberi tutti esattamente uguali. Le indicazioni sono chiare solo a chi è pratese e indicano sempre zone industriali. Puoi fare la strada e memorizzarla: rettilineo-rotonda-rettilineo-rotonda-destra-rettilineo. Se la fai tornando, seguendo esattamente le indicazioni al contrario, ti perdi. Prato vince sempre. Allora ci riprovi e guardi con attenzione quell'edificio bianco con 6 finestre e la pubblicità scritta in cinese. Al ritorno, il cartellone non c'è più. 
E manco l'edificio con le finestre.
A Prato le strade son clonate. 
Che poi, non puoi nemmeno dire, tho' ho sbagliato strada, alla prossima rotonda torno indietro. No! Perché il rettilineo è lungo 12 chilometri e la rotonda che trovi in fondo ha 8 uscite, tutte uguali, ed è enorme, formata da altre piccole sottorotonde, tutte senza punti di riferimento, per cui mentre la circonvalli , perdi il conto e imbocchi il rettilineo sbagliato che ti porterà sull'autostrada a pagamento, dalla quale non puoi nemmeno fare inversione, la quale è sprovvista di autogrill, piazzole di emergenza, benzinai e dove l'uscita più vicina è quella di Bologna!
Ho conosciuto un signore al quale ho chiesto perché si fosse trasferito da Firenze a Prato. Mi ha risposto che non si era trasferito: si era solo perso e non riuscendo a trovare la strada, aveva deciso di comprarsi una casa e farsi famiglia là.
Per questo che i cantucci son duri. La cosa dell'inzuppo nel Vin santo è solo una scusa. La verità, Signori, è che escono dalla pasticceria che sono dei morbidi sablè, ma prima di ritrovar la strada di casa, passa così tanto tempo che diventan duri come sassi.
Maremma bucaiola.


La ricetta è trita e ritrita, collaudata, la migliore in circolazione, l'unica che si avvicina a quelli inimitabili del biscottificio "I Fochi", a Carmignano (Prato) 

Dosi
(ricetta di S.Spilli)

450 g di farina
350 g di zucchero
2 uova intere 
3 tuorli 
1 uovo intero per spennellare
1/2 bustina di lievito
50 g di burro 
200 g di mandorle non spellate


Procedimento

Tostare leggermente le mandorle in forno per qualche minuto a 180°.
Montare con il frullatore elettrico 2 uova intere e 3 tuorli con lo zucchero finché non diventeranno bianche e spumose. 
Unire il burro fuso e intiepidito.
Aggiungere la farina setacciata con il lievito e lavorare l'impasto con le mani
Mano a mano che aggiungerete farina l'impasto diventerà più denso e difficile da amalgamare con il cucchiaio; impastate quindi con le mani. Aggiungere le mandorle cercando di amalgamarle in maniera omogenea.
Infarinare il tavolo di lavoro e formare 3 filoncini spessi un centimetro.
Porli sulla placca ricoperta di carta forno, distanziati tra loro.
Spennellare con l'uovo intero sbattuto e cuocere in forno  a 180° per circa mezz'ora o fino a doratura. I biscotti saranno ancora morbidi, farli intiepidire qualche minuto e poi tagliarli leggermente in obliquo con uno spessore di 1 centimetro e mezzo circa).
Disporli sulla placca e far tostare qualche minuto da entrambe i lati a 100°.
Far raffreddare prima di conservarli in una scatola di latta.
Fate attenzione a non farli cuocere troppo né la prima, né la seconda volta: i cantucci devono essere duri per essere inzuppati del Vin Santo ma dovrebbero anche in linea di massima essere mangiati al naturale...


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24 commenti

  1. Ah ah ah ^^ non mi è mai capitato di andarci! Però mi attrezzo di navigatore ;-)

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  2. beh ogni scusa è buona per concedersi un cicchetto (da noi si dice così) sono dolcetti così buoni che chi non li ha mai assaggiati non può capire, grazie della ricetta :-)

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  3. Sei fantastica!!! È proprio vero!!! Chi non si perde a Prato? Secondo me il navigatore l'ha inventato un pratese!!!

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  4. Maremma bucaiola.....buonissimi a bestia!!!

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  5. Maremma cignala! Ma quando faranno diventare a 4 corsie quel maledetto ponte (pieno di cartelloni che oggi ci sono e domani chissà..!!!)
    E vai con il cantuccio (io ho sempre la scusa per mangiarmeli belli inzuppi!)

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  6. E vogliamo parlare delle vie in cineseeeeee??????? Grandissima Monique... Da Carmignano ci sono passata ieri... E dopo ho fatto tappa a Chiesa Nuova per quella schiacciata fenomenale :)))))

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  7. Questi biscottini sono una bera delizia che allietano le serate invernali,grazie cara

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  8. Mi hai fatto troppo ridere! ...........é un periodo che faccio cantucci continuamente, é uno dei pochi biscotti che non mi stanca! ....e la mia ricetta quasi uguale alla tua, bene!
    Ciao

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  9. Sono andata a Prato una vita a trovare una mia carissima amica e non c'è stata una volta che pur con il navigatore io non abbia avuto qualche momento di smarrimento, a parte le prime dove ovviamente mi sono persa nelle campagne soprastanti.
    La foto uno splendore...ma che te lo dico a fare!

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  10. Deliziosi questi cantuccini :-) aria di Natale

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  11. Deliziosi questi cantuccini :-) aria di Natale

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  12. Quindi se volessi liberarmi di mio marito, uomo dotato di zero orientamento, posso mandarlo a comprare gli originali cantucci... sempre se non viene a Sion!

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    1. si esatto, sembra che Prato sia pieno di uomini mandati dalle mogli con scuse diverse...

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  13. Tu però me li chiami Cantucci... son Biscotti di Prato, non Cantucci!
    E quelli d'ì Mattonella sono gli originali. Duri.. Mattonella.. lo dice pure il nome :)

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    1. Angela, si li chiamo cantuccini, cantucci, sbaglio? Ok, li chiamerò' biscotti di Prato! ma sul chi li ha originali...ecco...si apre una voragine di discussione!!

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  14. Monique, ti amo già!!!! Ho convissuto per 10 anni con un pratese, per fortuna vivevamo a Firenze, e la mia unica gioia è stata che quando andavamo a trovare sua madre a Prato ci voleva così tanto per trovare la strada che la durata della visita si riduceva ai minimi termini.
    Poi un giorno non è più tornato a casa e mi sto ancora chiedendo se mi ha lasciato o si è perso

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  15. Trèsor...scusami! Sono stata così rapita da mille cose che mi sono persa questo tuo esilarante post. Dato che le cose sono abituata a vederle planimetricamente prima dall'alto e poi come sono nella realtà, forse a Prato non mi perderei....ma nella bontà dei tuoi biscotti credo proprio di sì!
    sei adorable, come sempre
    Mad

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  16. Ahah ahahah mi ha fatto morire questo racconto, era come se fossi io nella tua macchina a smadonnare in toscano.
    Mi piace troppo come scrivi e naturalmente anche le tue ricette.
    Un saluto e buona settimana, Lorena

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